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5 trend interessanti nella marketing technology per i prossimi anni

Le Marketing Technology evolvono con i ritmi tipici del digitale. Ecco alcuni dei trend che, secondo gli analisti, ci terranno compagnia per i prossimi anni.

Le Marketing Technology sono l’insieme dei prodotti e servizi a supporto del marketing. Si tratta di un comparto con una forte connotazione digitale, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei dati e l’automazione dei processi. Ma non solo. Se un tempo lo si immaginava come un semplice insieme di strumenti più o meno verticali, oggi è a vario titolo un compagno irrinunciabile per chi fa marketing digitale.

Per questo motivo riportiamo alcuni dei trend principali che si ritiene ci faranno compagnia per i prossimi anni.

I dati degli utenti saranno sempre fondamentali

I dati, soprattutto quelli raccolti su utenti e contatti in genere, sono un bene fondamentale per l’azienda, e questa non è una novità. Quello che sta cambiando, e il cui cambiamento è destinato ad accompagnarci per i prossimi anni, è la gestione di questi dati, che diventa sempre più complessa sia dal punto di vista strategico, sia da quello della compliance, che diventa sempre più stringente.

Anche per questo sono nate e aumentano di numero di anno in anno le Customer Data Platform, piattaforme che permettono una gestione più semplice e lineare dei dati, permettendo al contempo di utilizzarli con maggiore profitto all’interno di altre piattaforme e per le attività. Consideriamo che in cinque anni il numero di queste piattaforme presenti sul mercato è quasi decuplicato in sei anni, dalle 16 del 2016 alle 151 del 2021.

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La scelta di strumenti di marketing technology sarà sempre più ampia

Malgrado le difficoltà contingenti di questo periodo storico, nei prossimi anni il mercato sarà sempre più affollato di strumenti e sempre più frammentato. Questo soprattutto perché si tratta di un settore in espansione, anche in un momento storico così delicato, e attrattivo per gli investimenti. Ma anche perché, in ultima analisi, l’offerta di strumenti segue da vicino l’offerta di piattaforme, funzionalità e nuove strategie. Insomma, ogni volta che nasce un nuovo social media, o cambia la norma sul tracciamento dei dati personali, c’è la possibilità che nascano diverse nuove piattaforme in grado di soddisfare i bisogni di gestione e automazione di quello specifico campo.

Per gli addetti ai lavori, la scelta diventa sempre più laboriosa e importante: se anni fa era possibile provare ogni singolo strumento e scegliere con cognizione di causa, oggi è sempre più necessario rivolgersi a competenze esterne. E questo ci porta al trend successivo.

Usare una suite o scegliere ciascuno strumento

Un tema strettamente collegato a quello precedente riguarda la scelta degli strumenti da utilizzare. Il mercato delle marketing technologies infatti si contraddistingue anche per un numero sempre più elevato di suite che di fatto gestiscono, o promettono di gestire, tutta la filiera del marketing, compresi gli elementi di automazione. Basti pensare che anche colossi come SAP e Microsoft oggi prevedono all’interno della loro offerta strumenti di marketing, quasi sempre con un particolare occhio di interesse per la marketing automation.

La personalizzazione è solo all’inizio

Migliorare l’esperienza utente e renderla sempre più personale è senza dubbio un altro dei temi caldi del marketing e della comunicazione. Tuttavia, anche se gli strumenti tecnologici lo permetterebbero, raggiungere il livello di personalizzazione ideale è ancora un “sacro Graal” difficile da raggiungere. Certo, tecniche come la segmentazione e i diversi tipi di test di controllo, fra cui il celebre test a/b, rendono la profilazione sempre più efficace. Ma la conquista dell’orizzonte della comunicazione 1:1 sarà un terreno di sfida ancora per molti anni a venire.

Il contenuto rimarrà il re indiscusso

La frase “Content is King” ha quasi 50 anni e ha conosciuto una seconda giovinezza agli albori del Web. Nonostante questo, rimane estremamente attuale. Per una serie di ottimi motivi: è chiaro che i contenuti sono fondamentali per un’esperienza utente efficace: basta chiedere a qualsiasi UX designer. Tuttavia, un buon contenuto può essere costoso da creare e complesso da gestire e valorizzare, riutilizzandolo e attualizzandolo. Anche se alcuni sostenitori dell’intelligenza artificiale si vantano del fatto che le nuove piattaforme possono creare contenuti di qualità, la realtà è che al momento non ci riescono. Nemmeno in una lingua strutturalmente più semplice come l’inglese, immaginiamoci in italiano.

Per quanto riguarda la gestione dei contenuti, abbiamo fatto molta strada, ma molte sfide permangono. In molti casi le aziende lavorano ancora a compartimenti stagni, progettando i contenuti per un solo media e senza tenere conto, per esempio, della multicanalità o della necessità di declinare il contenuto in più versioni diverse, a seconda dei segmenti di pubblico a cui ci si rivolge.

Fortunatamente, stanno emergendo alcune nuove tecnologie e approcci e alcune aziende stanno sviluppando vere e proprie filiere anche per la creazione e la gestione dei contenuti. Ma l’orizzonte per questo tipo di obiettivi rimane ancora aperto.

Digital asset
Alcuni consigli per aggiornare i contenuti online in modo più facile

Aggiornare i contenuti online è un buon modo per mantenere fresche e interessanti le nostre attività di comunicazione. Ecco alcuni consigli per rendere efficiente il processo.

Creare contenuti oggi non è difficile. Ne sono la dimostrazione le decine di siti web, canali, community, amatoriali o professionali, che nascono ogni giorno e ogni giorno creano qualcosa di nuovo. Ma quando si tratta di contenuti di qualità, le cose cambiano, e molto in fretta. Ecco perché, quando la nostra attività di comunicazione su Internet inizia a ottenere qualche riscontro, è il momento di iniziare ad aggiornare i contenuti online, per ridargli freschezza, aggiornare le informazioni presenti e così via.

I vantaggi di aggiornare contenuti online

Aggiornare i contenuti online presenta alcuni vantaggi interessanti, che qui proviamo a riassumere, spiegando perché è un’attività da non sottovalutare. Abbiamo già parlato di come il riuso dei contenuti di qualità sia una pratica da non sottovalutare. Qui aggiungiamo qualche considerazione di carattere più pratico, pensata soprattutto per chi sta già passando alla fase operativa.

Introdurre l’aggiornamento dei contenuti online nel nostro piano di comunicazione è prima di tutto un modo relativamente semplice per migliorarne la qualità: pur non richiedendo lo stesso effort della produzione di un contenuto tutto nuovo in termini di organizzazione e gestione, ci permette di migliorare in modo significativo l’esperienza utente, integrando informazioni, approfondendo argomenti e in genere facendo tutto quello che per ragioni di tempo o risorse non abbiamo potuto fare in prima stesura.

Modello AIDA

Inoltre, aggiornare i contenuti online è un modo piuttosto sicuro per incontrare il favore del nostro pubblico: dal momento che sicuramente disponiamo di tutti gli strumenti necessari per misurare il successo dei diversi elementi del nostro piano editoriale o di comunicazione, ci sarà anche piuttosto facile capire quali sono i contenuti vincenti da aggiornare e quali invece lasciare perdere.

Alcuni consigli pratici per rendere più semplice l’aggiornamento

Come sappiamo, ogni lavoro è molto più semplice quando è realizzato a valle di una pianificazione efficace. Anche in questo caso, qualche operazione preparatoria e qualche buona pratica messa in campo ogni giorno possono semplificarci di molto il lavoro in futuro, quando decideremo di mettere in pratica una strategia di aggiornamento dei contenuti.

Usiamo sempre date esplicite: per quanto possa sembrare banale, questo ci aiuterà molto quando in futuro dovremo integrare le informazioni che abbiamo scritto. “Oggi” o “la prossima settimana” nel Web possono avere qualche senso per le news o i social media, ma in termini più generali non sappiamo quando un lettore incontrerà i nostri contenuti. In questo modo sarà anche più semplice circostanziare le nostre ricerche per integrare le informazioni.

Censiamo i contenuti troppo legati alla contingenza: sapere quello che non possiamo sicuramente riutilizzare è un ottimo aiuto per gestire al meglio gli aggiornamenti futuri. Per esempio, se abbiamo un white paper che funziona molto bene ma è legato a un evento passato, potremo non avere la possibilità di aggiornarlo. In questo modo non perderemo tempo nella progettazione ed eviteremo di inserirlo in lista fin dal principio.

customer experience marketer

Conserviamo il materiale e i riferimenti che non hanno trovato spazio: anche oggi come in passato, quando si producono contenuti, si raccolgono sempre più informazioni di quante servano. Molto spesso si tratta di dati e contenuti di ottima qualità che, semplicemente, non sono stati inclusi per ragioni di tempo, di spazio o di risorse. Aggiornare i contenuti online può essere l’occasione perfetta per mettere a frutto quelle parti del lavoro.

Sfruttiamo il tempo per controllare il materiale

mentre siamo impegnati con i nostri aggiornamenti, un’altra cosa da fare assolutamente è assicurarci che gli elementi tecnici e formali del materiale che stiamo aggiornando siano ancora attuali: se abbiamo usato call to action, per esempio, queste funzionano ancora? Soprattutto, ci invitano ad azioni ancora possibili o richiamano a una campagna sconti di tre anni prima che non è più stata rinnovata? Contatti come telefono ed email sono ancora attuali? I prodotti o i servizi che proponiamo sono ancora disponibili? Insomma, tutto quello che ci permette di trasformare un buon contenuto con qualche tempo sulle spalle in uno perfetto, attuale e funzionale.

comunicazione con i clienti
Come migliorare la comunicazione con i clienti durante la crisi delle materie prime

Migliorare la comunicazione con i clienti è importantissimo, soprattutto nei momenti difficili. Ecco alcuni consigli per gestirla durante la crisi delle materie prime.

La comunicazione con i clienti è uno strumento fondamentale per conquistare o conservare la fiducia delle persone che decidono di scegliere la nostra azienda. Ma quando la nostra affidabilità, o qualcuno dei nostri tratti distintivi, vengono meno a causa di fattori esterni, può diventare anche uno strumento di remediation che ci permette di conservare i buoni rapporti, senza negare le difficoltà o mettere in campo altre pratiche discutibili. Ecco alcuni consigli.

La crisi delle materie prime mette alla prova le catene produttive

Non c’è dubbio che uno dei principali problemi delle aziende di oggi sia legato alla crisi degli approvvigionamenti e delle materie prime in atto globalmente. Anche se non siamo particolarmente informati, ce ne saremo sicuramente resi conto da clienti: tempi di consegna aumentati, costi variati verso l’alto e in generale l’impressione che le realtà produttive stiano rallentando loro malgrado.

Per fare in modo di contenere, almeno dal punto di vista dell’esperienza utente, il disagio causato da questo problema, la comunicazione con i clienti è senza dubbio uno strumento di supporto valido ed efficace. Come suggerisce un articolo di MarTech, di cui riportiamo alcuni consigli, aggiungendo le nostre considerazioni, il fondamento è quello di cercare di conservare una comunicazione positiva.

Alcuni consigli per la comunicazione con i clienti

Ammettiamolo: nei momenti difficili non ci sono “trucchi” o strategie preconfezionate da utilizzare per una gestione facile della crisi. Piuttosto, bisogna accettare che sarà necessario un lavoro consistente, coerente e in molti casi personalizzato per fare fronte alle diverse problematiche. Fatta questa premessa, ecco su cosa fondare la nostra strategia di gestione della crisi.  

Cerchiamo di essere trasparenti: quando si parla con i clienti, c’è sempre una certa resistenza, soprattutto nelle aziende nostrane, a palesare quello che succede dietro le quinte. E anche se alcune informazioni è inevitabile e giusto che rimangano riservate, è anche vero che la trasparenza permette di affrontare un disagio senza che si ingigantisca. Se ci sono ritardi o imprevisti, comunicarli tempestivamente al cliente può essere spiacevole, ma fare finta di nulla nella speranza di una soluzione dell’ultimo minuto è sicuramente peggio.

Siamo proattivi: telefonare, o inviare una mail, per parlare di un problema non piace a nessuno. Ma dialogare con i clienti, magari proponendo soluzioni alternative, anche parziali, può essere un buon modo per costruire un rapporto di collaborazione con i clienti. In generale, nelle difficoltà, i clienti preferiranno senza dubbio essere informati tempestivamente, invece di scoprire all’ultimo. Se non altro, gli daremo abbastanza margine per cercare un’alternativa.

Cerchiamo di non irrigidire i rapporti: molte aziende, quando devono fronteggiare criticità, problemi o comunque difficoltà, tendono a entrare in una sorta di “modalità difensiva”, riducendo le comunicazioni al minimo, ignorando consuetudini e così via. Invece, è proprio nei momenti di difficoltà che le comunicazioni devono aprirsi: facciamo capire ai nostri clienti che non sono semplici risorse o avversari, ma partner da coinvolgere per cercare una soluzione che soddisfi tutti.

comunicazione con i clienti

Supportiamo il personale interno: affrontare una crisi mette tutta l’azienda sotto stress. Soprattutto chi si occupa della comunicazione con i clienti in modo diretto o indiretto. I primi, per esempio ufficio vendite, account e supporto perché avranno a che fare quotidianamente con clienti frustrati, spesso a ragione. I secondi perché devono trovare il modo di spiegare la situazione al pubblico esterno, conciliando realismo e ottimismo, sapendo perfettamente che si muovono in un sentiero difficile. Aiutare il personale, prendendo atto dei loro sforzi e cercando, per quanto possibile, di fare in modo che l’azienda collabori con loro.

Accettiamo il cambiamento, e che il cambiamento è sempre più rapido: soprattutto, facciamo in modo che la comunicazione aiuti a capire che il cambiamento coinvolge tutti, lungo tutta la filiera in ogni circostanza, e che difficilmente sarà reversibile. Spieghiamo ai clienti che probabilmente i tempi di consegna brevi a cui erano abituati non torneranno, almeno non nell’immediato, e che i costi potrebbero essere sempre più incerti, a causa del fluttuare spesso incomprensibile delle materie prime.

Comunicare con i clienti in modo preventivo

Dove possibile, cerchiamo di evitare che i problemi si palesino a cose fatte. Utilizziamo gli strumenti di comunicazione, diretti e indiretti, per informare i clienti di quello che sta accadendo, di come il mercato potrebbe cambiare e di quanto tutto questo non dipenda da scelte o difficoltà aziendali. Dove possibile, aiutiamo i clienti ad arginare il disagio, per esempio proponendo di anticipare gli ordini, fornendo supporto e così via. In questo modo la comunicazione con i clienti diventerà un’ottima occasione per accorciare le distanze e trasformare una difficoltà in una opportunità.

Fare telemarketing
Telemarketing: strategie efficaci nel 2022

Il telemarketing è l’applicazione delle tecniche di marketing via telefono. Nella teoria consiste nell’utilizzo di database di contatti forniti da aziende esterne (outbound telemarketing) o acquisiti tramite campagne di lead generation (inbound telemarketing) ai quali verrà recapitata una proposta commerciale via telefono. Anche se al giorno d’oggi le telefonate potrebbero essere considerate “superate” rispetto ad altre tecniche di marketing, è sicuramente possibile fare telemarketing efficace. Certo è vero che tutti noi abbiamo sperimentato l’esperienza non troppo convincente di ricevere telefonate a freddo durante la giornata così come è vero che nell’immaginario collettivo tale approccio sia considerato inutile o inconcludente.

Il punto è che per qualsivoglia strategia di marketing sarebbe fuorviante dare un giudizio basato solo sulla nostra esperienza personale: l’unico modo per comprenderne l’efficacia o il potenziale di una strategia è quello di osservare i dati e comprenderli. Potremmo dire che se ancora oggi moltissime aziende fondano le proprie strategie di acquisizione clienti via telemarketing dovrà pur esserci una ragione.

Qual è questa ragione? Cosa spinge le aziende ad affidarsi ai segreti del telemarketing per convertire sempre nuovi clienti? Ha senso investire in telemarketing rispetto ad altre tecniche esistenti? Proviamo a rispondere a tutte queste domande.

Telemarketing efficace

I tre elementi fondamentali per creare una strategia efficace di telemarketing

Le strategie di telemarketing si fondano su almeno tre elementi essenziali e per valutarne l’efficacia bisognerà considerarli attraverso una visione integrata. Solo così potremo comprendere se una campagna sia stata strutturata con precisione e “visione” e, dunque, se sia efficace o meno.

1.      Database di contatti telefonici

Le liste di contatti telefonici utilizzate dalle aziende devono essere a norma, ovvero rispettose della vigente normativa sulla privacy che, come sappiamo, è stata fortemente voluta per tutelare i dati sensibili delle persone. Per tali ragioni non è possibile servirsi dell’elenco telefonico o di contatti telefonici acquisiti senza l’esplicito consenso delle persone che verranno contattate. Ecco perché il primo elemento per valutare la qualità di una campagna di telemarketing coincide con una strategia di acquisizione mirata verso un target affine al bene o servizio venduto.

2.     Lo script

Lo script è il testo della telefonata, ovvero il dialogo che l’operatore sarà tenuto a seguire in modo tale da creare un aggancio favorevole con il potenziale cliente. Al di la di pregiudizi e forme scorrette di vendita, che non considereremo in questa trattazione, lo script è un copy persuasivo, accattivante e ben strutturato che mira a sviluppare un contatto tramite un approccio “a freddo”. Questo elemento è al tempo stesso delicato e complesso perché assicura o pregiudica il successo della campagna di telemarketing.

Lo script deve sapersi adattare ai trend attuali del mercato che, come sappiamo, è influenzato prevalentemente dalle logiche dell’inbound marketing per il quale sono i clienti ad avvicinarsi al brand.

Viceversa quando parliamo di telemarketing ci troviamo su un terreno di gioco inverso dove sarà l’abilità dell’operatore telefonico a trasformare il contatto in cliente grazie alla struttura dello script e alle abilità comunicative in suo possesso.

3.     Il call center e gli operatori

All’interno di un call center specializzato in telemarketing possiamo individuare almeno quattro differenti figure professionali che lavorano in modo integrato. Responsabile e supervisore ricoprono un ruolo gestionale fondamentale mentre il team leader vigila, forma e supporta gli operatori.

Pertanto una buona campagna di telemarketing deve poter contare sull’operato e sulle abilità del team di lavoro a tutti i livelli e non solo su quelle dell’operatore che, fisicamente, effettua le telefonate.

Non bisogna sottovalutare l’aspetto della preparazione degli operatori che potrà essere valorizzata al meglio solo quando, a monte, c’è un team di lavoro ben organizzato ed efficiente. La telefonata, quindi, è la punta dell’iceberg di un processo strategico meticoloso ed elaborato che precede il contatto finale con il cliente.

Value proposition: il valore principale su cui fondare una campagna di telemarketing efficace  

Esistono numerose strategie di telemarketing efficace ma queste dipendono sempre dal target di riferimento. Il pubblico di riferimento è il vero protagonista di questo tipo di campagne perciò è in base al nostro cliente tipo che dovremo strutturare una value proposition coerente e mirata. La proposta di valore è una promessa ma è anche l’insieme dei valori e dei benefici di cui le persone godono dopo aver accettato l’offerta ricevuta via telefono.

Parliamo di vantaggi percepiti e tangibili di cui le persone contattate dall’operatore dovranno essere subito messe al corrente in modo tale che la telefonata si riveli efficace. Di conseguenza il raggiungimento dell’obiettivo della campagna dipende dalla corrispondenza tra target e customer value proposition: più questi due valori sono vicini tra loro e maggiore sarà il grado di successo.

Il discriminante, in conclusione, è la coerenza, un valore quantificabile attraverso KPI, ovvero valori misurabili che esprimono i progressi strategici ed operativi di una campagna. In conclusione, quindi, l’efficacia di una strategia di telemarketing non è da imputare solamente a come avviene la telefonata e in quali circostanze si evolve il rapporto tra operatore e potenziale cliente.

Ciò che conta davvero per avere successo è la presenza di solide basi, ovvero dei tre elementi (di cui sopra) che caratterizzano una campagna di telemarketing cucita su misura degli obiettivi da raggiungere.

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Digital asset management: guida pratica alla gestione

Il Digital Asset Management è fondamentale per tutte le aziende che producono contenuti digitali di valore. Ecco come metterlo in pratica.

DAM è la sigla nota alle aziende che hanno fatto dell’innovazione il valore fondamentale per assicurare una crescita sostenibile, ovvero volgendo lo sguardo al futuro. Com’è noto la sigla si riferisce al Digital Asset Management, strategia che permette di creare una sorta di libreria digitale centralizzata versatile e disponibile trasversalmente nell’organizzazione. Offre una soluzione pratica ed efficace di archiviazione, localizzazione, recupero e condivisione di contenuti, motivo per cui rappresenta uno strumento essenziale per il controllo delle risorse digitali di ogni genere.

Gestione dei Digital Asset Management: step e procedure

Per far sì che il Digital Asset Management offra reali benefici alle aziende è necessario che sia integrato in modo opportuno e che le persone che abbiano accesso siano rese consapevoli delle potenzialità che offre. Si tratta, infatti, di un sistema che può utilizzare diverse soluzioni software: dalle librerie di file digitali ai database fotografici, in cloud o su server aziendali. Tutto dipende dalle esigenze.

digital asset management

L’importante è che sia integrato in azienda con il fine di ottimizzare il flusso di lavoro creativo, strategico o produttivo. Qui di seguito forniremo spunti per l’organizzazione del lavoro attraverso una gestione degli asset digitali efficiente e ottimizzata.

1.      Procedure di integrazione e di compatibilità

Normalmente un software di Digital Asset Management, quando è utilizzato come soluzione, è pensato per centralizzare la gestione dei file digitali decentralizzandone l’accesso. Questo significa che offre un’organizzazione strategica con il fine di velocizzare e migliorare tutte le attività. Affinché questo strumento si riveli efficace, quindi, il primo passo da compiere sarà quello della creazione di check-list riguardanti le procedure aziendali di accesso alle risorse digitali. Queste serviranno a verificarne la compatibilità con il DAM e, quindi, ad integrarne con successo la successiva implementazione.

2.     Pianificazione preliminare dei processi di input

Quando si prepara una strategia di Digital Asset Management e la sua implementazione, è necessario organizzare i processi di input, ovvero di acquisizione dei file attraverso automatizzazioni, sincronizzazioni e collegamenti tramite protocolli web. Questa fase viene solitamente definita a monte anche attraverso la caratterizzazione di norme procedurali condivise dai collaboratori.

Ogni acquisizione all’interno di un Digital Asset Management può e dovrebbe essere sempre arricchita da metadati di assegnazione di valore della risorsa per favorire la collaborazione decentralizzata di tutte le risorse che avranno accesso. Questo favorirà anche la determinazione del workflow, ovvero dei flussi di lavoro, delle regole e dei processi che garantiscano di massimizzare la qualità degli output.

3.     Workflow, utenti e gruppi di lavoro

L’efficienza del Digital Asset Management deriva dalla modalità di collocazione dello stesso all’interno di un’organizzazione. Questo significa che il potenziamento delle attività strategiche e creative ma anche di quelle manageriali ed organizzative avverrà definendo accessi controllati e livelli differenti per utenti e team di lavoro.

Video Interattivi

La definizione del flusso di lavoro avviene attraverso la strutturazione di team di utenti ad accesso diversificato proprio come accade in un’organizzazione di tipo tradizionale. Di fatto, anche i file contenuti all’interno del sistema DAM disporranno di criteri di accesso come ogni altra cartella e documento, ma la loro archiviazione sarà (o dovrebbe essere, secondo le buone pratiche) arricchita da una serie di informazioni aggiuntive, i metadati citati poco sopra, che permettono una fruizione rapida ed efficiente.

4.    Gestione efficiente dei contenuti nel DAM

Al fianco del workflow definito interverranno quelle che sono definite come “pipeline” ovvero condotti intersecati con il flusso di lavoro per definire e organizzare i processi, i task e la manipolazione degli asset digitali acquisti dal sistema di gestione.

Quindi l’archiviazione dovrà necessariamente essere abbinata ad un sistema di organizzazione gerarchica dei contenuti tramite strutture ad albero. La ragione deriva proprio dalla necessità di facilitare ricerca e reperimento dei dati, attività strategica da non sottovalutare per beneficiare dei vantaggi offerti da un Digital Asset Management.

Questo è importante anche per favorire l’accesso e la condivisione da remoto e, dunque, l’acquisizione organizzata ed intuitiva per tutti i livelli di risorse che ne usufruiranno durante il ciclo di trasformazione da input ad output.

Chiaramente la determinazione dei livelli è finalizzata anche ad assicurare una procedura interna capace di rispettare la normativa della privacy, soprattutto qualora fosse necessario immettere documenti sensibili per i quali sono alcuni degli utenti sono qualificati a visionarli.

5.     Privacy e concorrenza

La condivisione interna degli asset dovrà essere valutata e integrata definendo i livelli di riservatezza anche nel rispetto della normativa vigente. La legge sulla privacy impone alle aziende di determinare i livelli di accesso alle risorse per tutelare dati sensibili dei soggetti giuridici. Attraverso il Digital Asset Management è possibile farlo organizzando l’accesso alle risorse, ovvero stabilendo i livelli per i quali determinati dipendenti possano o meno poter visionare determinati file.

Tale attività sarà necessaria soprattutto per asset digitali che contengano dati sensibili, ovvero contenuti per i quali la violazione della privacy altrui si potrebbe configurare in varie modalità. Un esempio dell’utilità di questa attività potrebbe essere quello del caso in cui un collaboratore licenziato decida di passare alla concorrenza rivelando dati acquisiti sul precedente posto di lavoro.

Questo esempio ci aiuta a comprendere l’importanza della creazione di livelli blindati col fine di rispettare le vigenti norme sulla privacy e quello di beneficiare di un Digital Asset Management configurato e gestito strategicamente.

Video Interattivi
Video interattivi, perché usarli nel marketing?

I video interattivi uniscono il vantaggio dei contenuti multimediali con la capacità di engagement. Ecco come funzionano

I video interattivi sono un media interessante e innovativo che, come suggerisce il nome, uniscono la multimedialità con la possibilità di interazione tipica di altri strumenti. La loro capacità di ingaggiare il pubblico li stanno rendendo popolari nel marketing, grazie anche al successo che incontrano fra il pubblico.

Per capire il motivo del loro successo, vediamo prima di tutto come funzionano. 

Come funzionano i video interattivi

Sicuramente i video nel marketing stanno conoscendo un periodo fortunato, sia nel mercato consumer sia in quello B2B, da diversi anni: già nel 2015 il 91% dei potenziali acquirenti dichiarava di preferire i contenuti video rispetto ai formati tradizionali. I video interattivi, invece, stanno iniziando a conquistare il mondo del marketing solo ora: il 17% dei marketer pensa di iniziare a utilizzarli nel 2022.

La differenza sostanziale fra i video tradizionali (definiti anche lineari) e quelli interattivi è la possibilità degli utenti di interagire con il contenuto. Le versioni più avanzate del formato permettono interazioni di vario tipo, per esempio trascinare oggetti, fare click in aree specifiche, inserire dati, rispondere a domande e così via. Ma la possibilità più interessante è senza dubbio quella di poter seguire percorsi narrativi diversi all’interno dello stesso video.

Perché includere i video interattivi nella nostra strategia?

Se stiamo pianificando una strategia di marketing per la nostra azienda, i video interattivi sono senza dubbio uno degli strumenti che dobbiamo prendere in considerazione. Non solo per interesse nei confronti delle novità. Secondo una ricerca di Spiel Interactive, infatti, il 90% dei marketer che li hanno inclusi nella loro strategia hanno registrato una crescita nelle conversioni. Iniziare a utilizzarli ora, insomma, significa utilizzare uno strumento di successo ma tutto sommato ancora poco presidiato e quindi, per definizione, più efficace.

Il meglio di due mondi

Il successo notevole dei video interattivi è dovuto alla loro capacità di conciliare i vantaggi di media diversi. Senza dubbio dei video hanno la capacità di semplificare il messaggio e renderlo più immediato e comprensibile, orchestrando il messaggio visivo e quello audio. Poterlo fare in modo interattivo aggiunge un ulteriore livello di engagement e la possibilità di rendere il messaggio ancora più diretto. 

Proprio l’interazione costituisce un vantaggio quando si tratta di aumentare il coinvolgimento del pubblico. Rispetto ai video lineari, che hanno nell’abbandono dopo i primi minuti la principale debolezza, i video interattivi riescono a mantenere l’attenzione del pubblico per periodi decisamente più lunghi. Soprattutto quando il video viene sviluppato con una buona idea di storytelling, la curiosità di giungere al finale (o ai diversi finali) supera la tendenza alla distrazione che caratterizza l’utente di oggi. Questo porta con sé, da un punto di vista strettamente analitico, a un miglioramento delle metriche. Se il nostro modello di marketing prevede anche la raccolta dei dati per analisi avanzate, video interattivi opportunamente realizzati ci permettono anche di ottenere informazioni di migliore qualità dagli utenti coinvolti. 

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Alessandro Volpe, CEO di V Media, agenzia specializzata nella produzione di video interattivi e partner di Competition.