Eventi e Webinar
Webinar marketing: un nuovo strumento per il nostro business

Esploso negli ultimi due anni, il webinar marketing è perfetto per integrare le attività di comunicazione

Gli ultimi due anni hanno senza dubbio modificato il modo di intendere il business, e la comunicazione in particolare, per moltissime realtà, portando alla ribalta strumenti digitali che sembravano retaggio di poche aziende molto propense all’innovazione. I Webinar sono senza dubbio fra gli strumenti che hanno conosciuto maggiore fortuna, passando da semplice ripiego in sostituzione delle iniziative dal vivo a strumento vero e proprio per rimanere in contatto con clienti, utenti, fornitori e stakeholders in generale. Il webinar marketing nasce proprio come risposta a questo nuovo approccio.

Usare i Webinar nel marketing

Complice anche il periodo contingente, abbiamo già parlato di questo strumento diverse volte, accennando anche a come scegliere il servizio webinar migliore, anche fra le numerose soluzioni gratuite o con un modello freemium. Di solito, tuttavia, quando si pensa ai webinar si pensa principalmente a uno strumento di formazione, di informazione o al massimo di awareness nei confronti del nostro marchio o del nostro prodotto, ma di recente si è sviluppata la tendenza a sfruttarli anche come strumento di marketing. I webinar così realizzati in genere hanno una finalità più precisa dal punto di vista dell’esperienza utente e, diversamente da quelli strettamente formativi, vengono progettati in base al punto del funnel di conversione in cui vengono collocati.

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I diversi tipi di webinar da usare come strumento di marketing

Anche nel caso degli eventi online, non è lo strumento di per sé a definirne l’utilizzo. I webinar infatti possono prestarsi a diversi utilizzi all’interno di una strategia di marketing efficace, anche senza bisogno di stravolgerne la natura. 

Usiamo i Webinar per la generazione di lead

Questo utilizzo è molto interessante, soprattutto perché è relativamente poco invasivo. Molto semplicemente, quando pubblicizziamo un evento o un corso online, chiediamo la compilazione di un form per la partecipazione. Configurandolo nel modo corretto anche dal punto di vista normativo avremo costruito un eccezionale strumento per incrementare il numero dei nostri contatti. Se poi siamo particolarmente attivi anche da questo punto di vista, possiamo offrire ai nuovi utenti anche la possibilità di iscriversi alle nostre mailing list. In genere questo tipo di strumento funziona molto bene perché forniamo agli utenti un reale valore aggiunto per il quale lasciare i loro dati. 

Usiamo i webinar per consolidare la nostra leadership

Si tratta di un tipo di webinar con un intento decisamente più impegnativo, ovvero quello di asserire, sui nostri contatti, sulla nostra rete o anche a potenziali nuovi lead, la nostra leadership nella nostra nicchia di riferimento. Insomma, si tratta di webinar i cui contenuti sono pensati per fare brand awareness

In genere le persone apprezzano molto questo tipo di contenuti, ma c’è una precauzione che dobbiamo adottare: se già normalmente i contenuti di un webinar devono essere ottimi, quelli di questa tipologia devono essere ineccepibili. Di fatto c’è in gioco la nostra reputazione. 

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Webinar per consolidare i contatti

Dietro la definizione di nurturing che si è fatta strada nei manuali di marketing negli ultimi anni, si nasconde (come succede spesso) una comune regola di buon senso: i contatti, anche quelli digitali, vanno mantenuti. E i webinar possono aiutarci a farlo, dandoci sia l’opportunità di rispolverare la lista contatti, offrendo nel contempo un contenuto di tipo premium, magari esclusivo, sia la possibilità di avvicinare i contatti e gli utenti ai nostri servizi e ai nostri prodotti.

Si tratta della forma di webinar marketing più flessibile, perché di fatto possiamo affrontare sia argomenti di scenario sia, per esempio, approfondimenti specifici sui nostri prodotti e servizi.

Webinar per fornire supporto alla rete commerciale

Fra tutte le tipologie di webinar per il marketing senza dubbio è la più diretta. Si tratta fondamentalmente di webinar che illustrano le caratteristiche, o le novità, dei nostri prodotti e servizi, con lo scopo di rinforzare le vendite, anche in forma diretta. 

Di frequente questi eventi online prevedono la partecipazione del team commerciale, o sono direttamente tenuti dal team stesso. Il fatto che lo scopo sia esplicitamente quello di promuovere prodotti e servizi non è affatto un problema, anzi: permette di effettuare già a monte una selezione “naturale” dei nostri contatti potenzialmente interessati.

Un consiglio per un webinar marketing efficace

A prescindere dalla finalità e dal tipo di evento online che abbiamo deciso di realizzare per supportare la comunicazione aziendale, c’è un passaggio fondamentale che non dobbiamo mai dimenticare. Perché i webinar diventino uno strumento di marketing di successo è indispensabile non stravolgerne mai la natura. Per esempio, anche se le persone si sono iscritte o sono state invitate a un evento di natura commerciale, per esempio in cui li abbiamo avvisati che ci sarà la possibilità di conoscere e prendere contatto con il team vendite, è necessario offrire comunque almeno qualche opportunità formativa. Può trattarsi anche di un semplice approfondimento sulle possibilità di utilizzo di un nuovo prodotto o sulle nuove funzioni di una nuova versione, ma non possiamo dimenticare l’esperienza utente che abbiamo promesso dando al nostro evento il nome di “Webinar”. Abbiamo già approfondito molte volte, su queste pagine, quanto sia importante istituire e conservare un rapporto di fiducia e stima con il nostro pubblico. Il webinar marketing non fa eccezione. 

Analisi Digital Asset
Digital asset management: consigli per gestire le risorse

Il digital asset management, la gestione delle nostre risorse digitali, è una disciplina che richiede organizzazione e metodo. Ecco alcuni consigli.

Nel mondo del lavoro di oggi gli asset digitali hanno spesso un valore intrinseco molto simile a quello degli asset fisici, cioè delle risorse tradizionali. Anzi, in molti casi il loro valore può essere addirittura superiore. E non si tratta solo del caso delle aziende con vocazione digitale. Se per una media company per esempio l’archivio di immagini, fotografie e suoni di proprietà è ovviamente il bene principale, questo può avvenire anche in altri settori. Pensiamo per esempio a quello che può accadere in un’azienda che produce macchinari o dispositivi, in cui i progetti sono salvati sotto forma di file: questo tipo di digital asset è a tutti gli effetti una delle principali risorse aziendali. Per questo motivo il digital asset management è non solo utile, ma anche necessario.

Digital Asset Management: alcuni consigli

La gestione dei beni digitali della nostra azienda, oggi deve essere vista come una forma di organizzazione indispensabile. Così come è impossibile gestire un’azienda con una logistica caotica infatti, è impensabile farlo se le risorse digitali sono disorganizzate. Ma non solo: non si tratta infatti esclusivamente di “fare ordine”, ma anche di gestire e controllare la diffusione di materiali, la proprietà intellettuale, la sicurezza dei dati e così via. 

Purtroppo in questo ci si scontra con un problema culturale piuttosto radicato: l’idea che le risorse digitali debbano necessariamente essere in qualche modo “volatili” e quindi sempre semplici da gestire. Lo possiamo vedere, banalmente, anche nella gestione della posta elettronica o degli spazi in Cloud. Il fatto che spesso basti una ricerca per arrangiarsi a trovare le cose, illude le persone che una migliore organizzazione sia inutile. Mentre invece chiunque abbia smarrito un documento o anche un semplice messaggio di posta elettronica per non averlo gestito nel modo corretto sa perfettamente che non è così. Ecco alcuni consigli e buone pratiche per la gestione ottimale dei nostri digital asset.

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Prima cosa: chiariamoci le idee

Per mettere in pratica una buona politica di digital asset management la prima cosa da fare è avere le idee chiare su cosa la nostra azienda possiede e soprattutto distinguere fra i veri asset e, per esempio, i semplici documenti di lavorazione. Uno degli errori più comuni nel campo della gestione dei digital asset infatti, è quello di conservare ogni cosa: questo genera confusione e in molti casi aumenta considerevolmente i costi di archiviazione e gestione. Oltre a gestire quello che si trova all’interno dell’azienda per organizzarlo, questa è una buona occasione per evitare di ripetere gli errori in futuro, stabilendo una politica di conservazione dei documenti. Un inventario degli asset è un buon punto di partenza.

Creiamo delle linee guida per l’uso e la gestione degli asset

Questo aspetto riguarda soprattutto gli asset destinati a circolare: progetti, white paper, documentazione tecnica, ma anche comunicati stampa, logo, e in generale le opere di intelletto prodotte dalla nostra azienda.

Indicare alle persone come, quando e a che titolo possono essere utilizzate le diverse risorse, ed eventualmente anche dove reperirle, aumenta l’efficienza e riduce il rischio di diffusione incontrollata di materiali riservati o non definitivi. Nel caso di asset di particolare rilevanza, avere una politica di gestione e diffusione ci consentirà di tutelare la nostra azienda anche in sede legale o disciplinare.

Costruiamo un sistema di classificazione

Come abbiamo accennato, la disorganizzazione è uno dei problemi principali che riguardano il digital asset management. In molti casi deriva dal fatto che non esiste e non è mai esistito un metodo di classificazione. Il consiglio principale in questo caso è di costruirlo sulla base delle esigenze dell’azienda: non esiste infatti un sistema che sia in assoluto corretto o errato. Per alcune realtà può essere sufficiente un solido sistema di suddivisione in cartelle e una politica funzionante per i nomi dei file, in altri casi può essere necessario un vero e proprio sistema di classificazione. L’importante è assicurarsi che il metodo usato sia compreso e accettato da tutte le persone che vi contribuiscono.

Garantiamo le versioni giuste

Lo abbiamo sperimentato quasi tutti almeno una volta, magari in contesti più banali, se abbiamo sentito frasi come l’indirizzo sulla carta intestata è quello vecchio oppure questa non è la versione più recente del logo. Assicuriamoci che per ciascun materiale, da quelli più strutturati a quelli più banali, esista una e una sola versione disponibile e che sia quella corretta da utilizzare.

Garantiamo l’accesso ai repository

Infine un tema fondamentale è quello della reperibilità dei materiali, che deve essere chiara e condivisa per tutti coloro che ne fanno uso. Se nella nostra realtà esistono linee guida aziendali, dovrebbero contenere anche le indicazioni sull’uso corretto delle risorse digitali, comprese, per esempio, le istruzioni per raggiungerle sul Cloud. Inoltre, soprattutto nelle fasi preliminari della nostra strategia di digital asset management, assicuriamoci di implementare un corretto sistema di permessi che consenta l’accesso puntuale a chiunque ne abbia bisogno.

aumentare le visite al sito Web
Come aumentare le visite al sito Web: consigli e trucchi

Aumentare le visite al sito Web significa, se abbiamo fatto le cose a modo, aumentare conversioni e opportunità: ecco alcuni trucchi

Oggi lanciare un sito Web per la nostra azienda è piuttosto semplice (se abbiamo le competenze interne) o economico, se dobbiamo affidarci a fornitori e servizi esterni. Questa relativa semplicità però porta una quantità di concorrenza considerevole. Se al mondo infatti esistono, secondo i dati più aggiornati, circa, 1,83 miliardi di siti, l’Italia si difende piuttosto bene: i soli domini .it hanno sfiorato nel 2020 quota 3 milioni e 400 mila (fonte: CNR.it). 

Farsi trovare, con tutta questa concorrenza più o meno agguerrita, non è una passeggiata. Tuttavia esistono diverse opportunità per aumentare le visite al sito Web in modo naturale, cioè senza ricorrere ad artifici che rischiano di lasciare il tempo che trovano. 

Alcuni di questi trucchi sono immediatamente praticabili mentre altri, pur basandosi su concetti semplici, sono più laboriosi nell’applicazione, ma li riportiamo comunque perché vale la pena di prenderli in considerazione almeno come spunti per la nostra strategia.

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Aumentare le visite al sito web: diventiamo il primo posto dove le persone cercano

Fra tutti i consigli di web marketing che possiamo leggere sui manuali o ricevere, questo è senza dubbio il più semplice come idea di base, ma è al contempo uno fra i più laboriosi da mettere in pratica. Il principio è questo: se il nostro sito diventa il primo posto dove le persone cercano informazioni all’interno della nostra nicchia, vinciamo tutto a mani basse. 

Parlando in termini più tecnici si tratta di stabilire la nostra autorevolezza fino al punto di superare anche l’apparente semplicità dei motori di ricerca.

Il rovescio della medaglia è che un principio così semplice in teoria si scontra con una difficoltà considerevole nell’applicazione. A meno che non lavoriamo in una nicchia davvero ridotta, arrivare a quel tipo di autorevolezza significa fare un enorme lavoro sulla credibilità sia dei propri contenuti sia delle persone, che spesso passa per il sito aziendale ma anche per il social media, per la partecipazione a community e alla creazione di materiali aggiuntivi come webinar [link], ebook e così via. 

Anche se non abbiamo una strategia SEO, pensiamo alla SEO

Può sembrare una contraddizione di termini, ma anche se non abbiamo una strategia SEO vera e propria, ci sono alcune buone pratiche e suggerimenti di facile implementazione che possono migliorare le nostre opportunità di essere presenti sui motori di ricerca. Che, come sappiamo, sono sempre il punto di partenza per chi vuole documentarsi su una tematica o avere risposte precise. 

Essere presenti nel modo corretto sui motori di ricerca significa, in ultima analisi, esserci quando le persone cercano prodotti e servizi come il nostro. Perché perdere questa opportunità se abbiamo la possibilità di approfittarne senza troppo sforzo. 

Molte piattaforme per la gestione dei contenuti, per esempio WordPress, offrono plugin e funzionalità gratuite per migliorare il posizionamento SEO del nostro sito. Se poi ci rendiamo conto che i primi sforzi sono remunerativi, potremo sempre strutturare una strategia vera e propria in un secondo tempo.

Riprogettiamo il sito Web

Rifare il sito Internet è un progetto a tutti gli effetti, che può impattare non poco sulla strategia di marketing digitale dell’azienda. Tuttavia, come in qualsiasi altro ramo, produttivo o promozionale, dell’attività, può diventare il momento ideale per rimettersi in discussione e rendersi conto, per esempio, che alcune delle sezioni che servivano durante la prima stesura non sono così necessarie, oppure che la procedura per il contatto commerciale si può semplificare e così via. 

Un restyling del sito Web può diventare anche una buona opportunità di comunicazione, che si può trasformare in una piccola campagna stampa, soprattutto se decidiamo di implementare qualche funzionalità nuova o interessante. L’unico errore da non fare, in questo caso, è fare un restyling “in corsa” con piccole modifiche progressive, e soprattutto non facciamolo passare in sordina. Pianifichiamo il giorno del cambiamento, annunciamolo sui canali social, inviamo comunicati stampa e così via. 

Produciamo contenuti su piattaforme di terze parti

Fra tutte le tecniche per aumentare le visite al sito Web, e in generale per incrementare la visibilità della nostra azienda, quella di produrre contenuti per piattaforme terze è la più controintuitiva. Il primo istinto, in particolare per chi non è così addentro alle meccaniche del web marketing, è chiedersi perché si debba lavorare per produrre contenuti a vantaggio di altri. In realtà, è l’esatto contrario: posizionando bene i nostri contenuti in piattaforme con milioni di utenti, sfrutteremo una cassa di risonanza altrimenti inarrivabile. In genere in questa strategia ci si riferisce alle piattaforme più note, per esempio YouTube per i video, Medium per gli articoli e così via. 

Ma in realtà i risultati saranno ancora migliori se saremo in grado di presidiare eventuali piattaforme o canali particolarmente frequentati dalla nostra nicchia: LinkedIn, Reddit, Vimeo, Quora o Pinterest, tutto dipende dal nostro ambito e dalla tipologia della nostra attività. 

Aggiorniamo e miglioriamo i vecchi contenuti

Al repurposing dei nostri contenuti di qualità abbiamo dedicato un intero articolo qualche tempo fa. In poche parole, è più semplice e più efficace riproporre un contenuto di successo migliorandolo che non costringersi a inventare novità di continuo. Questo, sia in termini di gradimento del pubblico sia in termini più tecnici, per esempio per quanto concerne la SEO. 

L’interazione è fondamentale

Un’altra buona pratica che si perde nella notte dei tempi di Internet e che oggi torna attuale seguendo le nuove tecnologie: l’interazione, se ben gestita, è sempre vantaggiosa. E se oggi il ruolo di strumenti come forum e chat è marginale per non dire inesistente, altri strumenti più potenti ed efficaci come i sondaggi, le interviste e il coinvolgimento degli influencer possono portare al nostro sito, e di conseguenza alla nostra azienda, un importante incremento di visibilità, oltre a fornirci feedback e spunti di discussione, interni ed esterni, per attività future. 

influencer marketing
I trend per il marketing nel 2022: influencer, mobile e video brevi

Ma anche inbound marketing e responsabilità sociale: come cambierà il marketing nel 2022 secondo un’autorevole ricerca.

Quando si tratta di definire le tendenze, fare previsioni è sempre un azzardo, specialmente se si fa a scatola chiusa e basandosi solo sulle proprie esperienze. Il modo migliore per immaginare come sarà il marketing nel 2022 è quello di affidarsi ai dati, ovvero alle dichiarazioni degli addetti ai lavori. Per scoprire che, tra conferme, novità ed esperimenti si preannuncia come un anno importante ma senza grandi peculiarità. Il macro trend che emerge è molto interessante ed è praticamente una conferma di una tendenza in atto già da diversi anni: le aziende infatti sembrano intenzionate a proseguire una strada fatta di certezze da un lato e sperimentazione dall’altro. 

Quello che cambia è la disposizione degli asset: per esempio alcuni social media sono ormai da considerare come risorse consolidate, mentre i settori nuovi ed emergenti sono per esempio la responsabilità sociale, alla quale molte aziende si avvicineranno per la prima volta, e i video brevi. Tuttavia anche nel mondo dei social media, apparentemente cristallizzato, non mancano le novità, per esempio TikTok che sembra conquistare anche un numero sempre maggiore di marketer.

La voce dei protagonisti

La ricerca che prova a prevedere come sarà il 2022 per il marketing è stata condotta dalla celebre piattaforma Hubspot, che ha rivolto diverse domande a più di 1000 marketer nel mondo. Quello che emerge, insomma, non è il frutto di ipotesi né di previsioni, ma in sostanza è parte dei piani strategici per il 2022 di diverse aziende. 

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Se consideriamo che il quarto trimestre è tipicamente quello dedicato al budget per l’anno successivo, possiamo capire facilmente come si tratta di un ritratto piuttosto preciso. La ricerca è piuttosto lunga e decisamente strutturata, ma qui ne riportiamo alcuni passaggi fondamentali.

Le tendenze del marketing nel 2022

Per capire cosa cambierà durante il prossimo anno, il punto di partenza è senza dubbio quello che sta accadendo oggi. Secondo gli intervistati, il 2021 è stato l’anno dell’influencer marketing, nel quale il 34% dei marketer coinvolti investe, seguito dallo sviluppo di un sito web mobile friendly (33%) e la creazione di video brevi (31%).

Per quanto riguarda il prossimo anno invece ci sono novità interessanti sulle previsioni di investimenti che le aziende faranno per la prima volta nel 2022. Il 29% delle realtà che non lo ha mai fatto prima confida di investire in contenuti video brevi, il 27% nella responsabilità sociale e il 23% nell’inbound marketing.

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Il tema della responsabilità sociale insomma diventa sempre più sentito, e riesce a convincere i decisori più di strumenti tipicamente basati sulle performance come l’inbound marketing e il native advertising che si trova al quarto posto.

Poche novità nei canali preferiti

Per quanto riguarda i canali preferiti che le aziende useranno per il marketing nel 2022, non ci sono molte novità: i social media continuano a farla da padrone al 44%, seguite dal sito o blog aziendale al 36% e infine da Email marketing e Content marketing. Una scelta trascinata dal ROI, che nei social media continua a essere il più alto fra i canali presi in considerazione. Canali che, pur essendo trainati da Instagram per quanto riguarda gli investimenti, vedono in Facebook il media con il il miglior ritorno degli investimenti.

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Il “fenomeno” TikTok sembra candidato a diventare sempre più interessante per le aziende. Al momento infatti pur essendo più basso dei principali a livello di ROI, è nei progetti del 62% delle aziende.

Forse proprio per questo i video sono senza dubbio il formato sul quale di investirà di più nel 2022, seguito da blog e immagini. 

piano di comunicazione aziendale
Piano di comunicazione aziendale: quando è il momento di rinnovarlo?

Un buon piano di comunicazione aziendale è consistente nel tempo, ma nulla dura per sempre. Ecco come e perché rinnovarlo.

Il piano di comunicazione aziendale è il quartier generale della nostra strategia e spesso ne condiziona tutti i flussi, oltre che i successi e gli insuccessi. Pur nascendo come un documento meramente organizzativo, in molti casi ricopre un ruolo ancora più centrale e importante, proprio per la sua caratteristica di essere il centro nevralgico dei processi di comunicazione. 

Purtroppo, come tutti i processi aziendali, anche il piano di comunicazione migliore del mondo tende a scivolare progressivamente verso un generale appiattimento, o comunque a sentire il peso degli anni, soprattutto perché molto spesso le filiere della comunicazione sono prive di sistemi di monitoraggio e controllo stringenti come possono essere, per esempio, quelle della produzione o del comparto finance. Tuttavia, esistono alcuni indicatori che ci permettono di capire quando il nostro piano di comunicazione inizia a mostrare segni di affaticamento, e alcune tecniche per renderlo nuovamente efficace. 

I segni che il nostro piano di comunicazione aziendale sta perdendo di efficacia

L’indicatore che ci fornisce i primi elementi per capire che il nostro piano di comunicazione aziendale sta perdendo di efficacia sono senza dubbio i KPI, gli indicatori analitici di performance. Se le conversioni calano, e questo è dovuto a una riduzione delle letture, del tempo di permanenza sui nostri contenuti e così via, senza dubbio il problema è legato alla qualità di quello che produciamo all’interno del piano media. Tuttavia bisogna dire che non tutte le attività di content marketing sono finalizzate alla conversione diretta. I KPI quindi sono un ottimo modo per interpretare un calo delle prestazioni, ma non sono applicabili in ogni circostanza. Per avere un quadro più completo potremmo ricorrere ai feedback diretti dei nostri utenti, ma questa soluzione presenta diversi elementi di complessità. Prima di ricorrere a questa ci sono almeno altri due indicatori che possiamo analizzare internamente.

Prima di tutto, torniamo a controllare i contenuti prodotti in un contesto complessivo, magari con una panoramica sugli ultimi sei mesi: se abbiamo l’impressione di una certa ripetitività, nei contenuti, nello schema o nel formato, allora probabilmente la nostra strategia di comunicazione si sta appiattendo su uno standard minimo. Si tratta di un problema assolutamente fisiologico: ogni procedura tende a standardizzarsi.

Attenzione alla qualità

Fra gli altri indicatori che possono spiegare la perdita di efficacia del nostro piano di comunicazione aziendale ce ne sono due di carattere squisitamente operativo, che tuttavia mostrano in modo chiaro che è il momento di intervenire. 

Il primo è senza dubbio la gestione delle scadenze: tipicamente all’inizio di un piano i materiali fluiscono in modo efficace, spesso in anticipo sulle scadenze concordate e con ampio margine per eventuali correzioni. Al contrario, quando i materiali arrivano sempre più sotto data, o magari con qualche lieve ritardo, è segno che l’attenzione nei confronti della loro produzione sta calando ed è il momento di intervenire.

Un indicatore parallelo a questo è la ricchezza dei materiali. Chiariamo con un esempio: se nel nostro piano media aziendale sono previsti articoli di approfondimento, è piuttosto probabile chei primi presentino infografiche personalizzate, magari file PDF di approfondimento, rich media e così via. Se questi vengono progressivamente a mancare è un segno inequivocabile che la qualità del nostro prodotto sta calando.

Come intervenire su un piano media aziendale che sta perdendo di efficacia?

La cosa migliore da fare in casi come questi è ripartire con una nuova progettualità. spesso riorganizzare il piano di comunicazione aziendale è un buon punto di partenza: prima di tutto perché permette di focalizzare al meglio i contenuti e gli obiettivi, poi perché è anche un ottimo stratagemma per riaccendere l’attenzione su questo tipo di attività. Abbiamo già affrontato l’argomento dell’organizzazione del piano di comunicazione aziendale, qui vedremo alcune altre idee per rinnovarlo. 

Prima di tutto, riconsideriamo le domande fondamentali: cosa ci aspettiamo da un piano di comunicazione? Quali sono i valori dell’azienda che vogliamo trasmettere? Che strategia utilizziamo? Su quali canali? Rispondiamo a tutte queste domande e poi confrontiamole con l’attuale stesura del piano di comunicazione. Le differenze ci daranno già un primo orientamento per rivederlo. Soprattutto in un mondo in rapida evoluzione come quello di oggi, può succedere che un piano di comunicazione perda di efficacia perché si è disallineato dalla visione aziendale, che è cambiata nel frattempo. 

Poi, fissiamo nuovi obiettivi: di solito lavorare con un orizzonte certo offre la possibilità di essere più consistenti. A seconda del punto in cui si trova il nostro piano media, possiamo decidere se si tratterà di obiettivi interni (per esempio pubblicare ogni settimana due articoli sul blog aziendale) oppure esterni, per esempio fare sì che i social media attraggano un certo numero di potenziali nuovi clienti entro sei mesi. L’importante è che l’obiettivo sia ambizioso ma realistico, in modo da fornire la giusta motivazione.

Infine, decidiamo come misurare il successo del piano di comunicazione. Come abbiamo accennato, i KPI più diretti come le conversioni o le lead generate possono funzionare, ma non sono adatte a tutti i tipi di piani media. Tuttavia, ci sono moltissime altre modalità per misurare il successo delle nostra comunicazioni, per esempio le menzioni sui social media, gli articoli ottenuti sulla stampa di settore, le interviste richieste al management della nostra azienda e così via. 

Un piano di comunicazione tutto nuovo

Abbiamo visto come, e perché, il nostro piano di comunicazione dovrebbe essere rinnovato di tanto in tanto. I semplici metodi illustrati in questo articolo ci permettono di rinnovarci decidendo anche fino a che livello spingerci. In alcuni casi è necessario riprogettare tutto quasi da principio, mentre in altri sono sufficienti alcuni piccoli aggiustamenti. 

Tuttavia dobbiamo ricordare che l’aspetto principale su cui lavorare è il fattore umano: permettere alle persone di ritrovare entusiasmo è sicuramente il modo migliore per permettere a un piano di comunicazione di decollare nuovamente.

Presenza Digitale
Adobe ci rivela il valore della fiducia con una ricerca

Sappiamo che avere la fiducia dei clienti è importantissimo, ma quanto vale? Ce lo rivela Adobe con una ricerca. 

Che la fiducia dei clienti sia importantissima dovrebbe essere noto a chiunque abbia o gestisca un’impresa, e che questa diventi un valore sempre più importante al crescere della competitività è una lezione che, negli ultimi anni, molti di noi hanno imparato. Una ulteriore conferma arriva da Adobe, che si è spinta più in là, dimostrando che le persone tendono a ignorare sempre di più brand che non conoscono o che hanno in qualche modo deluso le loro aspettative.

SMS comunicazione

Perdere (o non avere) la fiducia dei clienti è un costo

Se non bastasse l’idea di fare impresa nel modo migliore per convicerci, Adobe ha messo insieme alcuni dati che mostrano il costo della fiducia persa. In particolare, il 71 per cento dei clienti britannici dichiara che smette di fare acquisti quando un’azienda se questa tradisce la loro fiducia. E non si tratta solo di un’intenzione: il 54% degli intervistati lo ha già fatto nel corso dell’ultimo anno. Altro dato importante, questo atteggiamento è particolarmente vero per le generazioni più giovani, che tendono a essere meno tolleranti della media.

Quanto vale la fiducia dei clienti?

Sempre secondo la ricerca, le aziende che sanno costruire un buon rapporto con i clienti vengono premiate, in diversi modi. In particolare gli intervistati premiano le aziende di cui si fidano facendo più acquisti nel 71% dei casi, consigliandole agli amici nel 61% dei casi, aderendo a un programma fedeltà nel 41% dei casi e con recensioni positive o interazioni positive sui social media nel 40% dei casi. 

Come possiamo vedere, lavorare su quella che oggi si chiama brand awareness non è solo una questione di immagine: si trasforma molto rapidamente in variazioni, anche importanti di fatturato, soprattutto se consideriamo la differenza, in positivo, fra l’incentivo che costituisce la fiducia verso un’azienda e l’abbandono causato da una fiducia tradita o mal riposta.

abitudini di spesa

Perdere un cliente è anche questione di dati

Chiudiamo questa notizia con la stessa osservazione che possiamo leggere nel report di Adobe. Molte aziende, anche fra quelle con una grande propensione al digitale, pensano che gli utenti online siano in qualche modo più disposti ad accettare piccole scortesie e trattamenti poco trasparenti.
Invece, proprio il cattivo uso dei dati degli utenti costituisce uno dei driver fondamentali che portano le persone ad abbandonare un brand. 

In particolare, le persone abbandonano le aziende perché si sentono spiate senza permesso dai tracciamenti nel 49% dei casi, per le troppe comunicazioni inviate nel 39% dei casi e perché ignorati quando si chiede di non inviare comunicazioni, sempre nel 39% dei casi. 

La ricerca prosegue, ma qui si è raggiunto il punto fondamentale: ottenere e conservare la fiducia delle persone, oggi, è una questione che coinvolge l’attività dell’azienda a 360 gradi, online e offline.