Fare telemarketing
Telemarketing: strategie efficaci nel 2022

Il telemarketing è l’applicazione delle tecniche di marketing via telefono. Nella teoria consiste nell’utilizzo di database di contatti forniti da aziende esterne (outbound telemarketing) o acquisiti tramite campagne di lead generation (inbound telemarketing) ai quali verrà recapitata una proposta commerciale via telefono. Anche se al giorno d’oggi le telefonate potrebbero essere considerate “superate” rispetto ad altre tecniche di marketing, è sicuramente possibile fare telemarketing efficace. Certo è vero che tutti noi abbiamo sperimentato l’esperienza non troppo convincente di ricevere telefonate a freddo durante la giornata così come è vero che nell’immaginario collettivo tale approccio sia considerato inutile o inconcludente.

Il punto è che per qualsivoglia strategia di marketing sarebbe fuorviante dare un giudizio basato solo sulla nostra esperienza personale: l’unico modo per comprenderne l’efficacia o il potenziale di una strategia è quello di osservare i dati e comprenderli. Potremmo dire che se ancora oggi moltissime aziende fondano le proprie strategie di acquisizione clienti via telemarketing dovrà pur esserci una ragione.

Qual è questa ragione? Cosa spinge le aziende ad affidarsi ai segreti del telemarketing per convertire sempre nuovi clienti? Ha senso investire in telemarketing rispetto ad altre tecniche esistenti? Proviamo a rispondere a tutte queste domande.

Telemarketing efficace

I tre elementi fondamentali per creare una strategia efficace di telemarketing

Le strategie di telemarketing si fondano su almeno tre elementi essenziali e per valutarne l’efficacia bisognerà considerarli attraverso una visione integrata. Solo così potremo comprendere se una campagna sia stata strutturata con precisione e “visione” e, dunque, se sia efficace o meno.

1.      Database di contatti telefonici

Le liste di contatti telefonici utilizzate dalle aziende devono essere a norma, ovvero rispettose della vigente normativa sulla privacy che, come sappiamo, è stata fortemente voluta per tutelare i dati sensibili delle persone. Per tali ragioni non è possibile servirsi dell’elenco telefonico o di contatti telefonici acquisiti senza l’esplicito consenso delle persone che verranno contattate. Ecco perché il primo elemento per valutare la qualità di una campagna di telemarketing coincide con una strategia di acquisizione mirata verso un target affine al bene o servizio venduto.

2.     Lo script

Lo script è il testo della telefonata, ovvero il dialogo che l’operatore sarà tenuto a seguire in modo tale da creare un aggancio favorevole con il potenziale cliente. Al di la di pregiudizi e forme scorrette di vendita, che non considereremo in questa trattazione, lo script è un copy persuasivo, accattivante e ben strutturato che mira a sviluppare un contatto tramite un approccio “a freddo”. Questo elemento è al tempo stesso delicato e complesso perché assicura o pregiudica il successo della campagna di telemarketing.

Lo script deve sapersi adattare ai trend attuali del mercato che, come sappiamo, è influenzato prevalentemente dalle logiche dell’inbound marketing per il quale sono i clienti ad avvicinarsi al brand.

Viceversa quando parliamo di telemarketing ci troviamo su un terreno di gioco inverso dove sarà l’abilità dell’operatore telefonico a trasformare il contatto in cliente grazie alla struttura dello script e alle abilità comunicative in suo possesso.

3.     Il call center e gli operatori

All’interno di un call center specializzato in telemarketing possiamo individuare almeno quattro differenti figure professionali che lavorano in modo integrato. Responsabile e supervisore ricoprono un ruolo gestionale fondamentale mentre il team leader vigila, forma e supporta gli operatori.

Pertanto una buona campagna di telemarketing deve poter contare sull’operato e sulle abilità del team di lavoro a tutti i livelli e non solo su quelle dell’operatore che, fisicamente, effettua le telefonate.

Non bisogna sottovalutare l’aspetto della preparazione degli operatori che potrà essere valorizzata al meglio solo quando, a monte, c’è un team di lavoro ben organizzato ed efficiente. La telefonata, quindi, è la punta dell’iceberg di un processo strategico meticoloso ed elaborato che precede il contatto finale con il cliente.

Value proposition: il valore principale su cui fondare una campagna di telemarketing efficace  

Esistono numerose strategie di telemarketing efficace ma queste dipendono sempre dal target di riferimento. Il pubblico di riferimento è il vero protagonista di questo tipo di campagne perciò è in base al nostro cliente tipo che dovremo strutturare una value proposition coerente e mirata. La proposta di valore è una promessa ma è anche l’insieme dei valori e dei benefici di cui le persone godono dopo aver accettato l’offerta ricevuta via telefono.

Parliamo di vantaggi percepiti e tangibili di cui le persone contattate dall’operatore dovranno essere subito messe al corrente in modo tale che la telefonata si riveli efficace. Di conseguenza il raggiungimento dell’obiettivo della campagna dipende dalla corrispondenza tra target e customer value proposition: più questi due valori sono vicini tra loro e maggiore sarà il grado di successo.

Il discriminante, in conclusione, è la coerenza, un valore quantificabile attraverso KPI, ovvero valori misurabili che esprimono i progressi strategici ed operativi di una campagna. In conclusione, quindi, l’efficacia di una strategia di telemarketing non è da imputare solamente a come avviene la telefonata e in quali circostanze si evolve il rapporto tra operatore e potenziale cliente.

Ciò che conta davvero per avere successo è la presenza di solide basi, ovvero dei tre elementi (di cui sopra) che caratterizzano una campagna di telemarketing cucita su misura degli obiettivi da raggiungere.

Panduit lancia RapidID™, il nuovo sistema di mappatura della rete

Panduit annuncia il lancio di RapidID™, un nuovo sistema di tracciamento delle connessioni di rete, progettato per ridurre i tempi e i costi relativi alla mappatura dei cavi fino al 50%*. Utilizzando patch cord Panduit pre-identificate e lo scanner palmare RapidID™ abilitato Bluetooth, gli IT manager potranno da ora posizionare e tracciare i cavi in modo rapido, semplice e più accurato.

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Digital asset management: guida pratica alla gestione

Il Digital Asset Management è fondamentale per tutte le aziende che producono contenuti digitali di valore. Ecco come metterlo in pratica.

DAM è la sigla nota alle aziende che hanno fatto dell’innovazione il valore fondamentale per assicurare una crescita sostenibile, ovvero volgendo lo sguardo al futuro. Com’è noto la sigla si riferisce al Digital Asset Management, strategia che permette di creare una sorta di libreria digitale centralizzata versatile e disponibile trasversalmente nell’organizzazione. Offre una soluzione pratica ed efficace di archiviazione, localizzazione, recupero e condivisione di contenuti, motivo per cui rappresenta uno strumento essenziale per il controllo delle risorse digitali di ogni genere.

Gestione dei Digital Asset Management: step e procedure

Per far sì che il Digital Asset Management offra reali benefici alle aziende è necessario che sia integrato in modo opportuno e che le persone che abbiano accesso siano rese consapevoli delle potenzialità che offre. Si tratta, infatti, di un sistema che può utilizzare diverse soluzioni software: dalle librerie di file digitali ai database fotografici, in cloud o su server aziendali. Tutto dipende dalle esigenze.

digital asset management

L’importante è che sia integrato in azienda con il fine di ottimizzare il flusso di lavoro creativo, strategico o produttivo. Qui di seguito forniremo spunti per l’organizzazione del lavoro attraverso una gestione degli asset digitali efficiente e ottimizzata.

1.      Procedure di integrazione e di compatibilità

Normalmente un software di Digital Asset Management, quando è utilizzato come soluzione, è pensato per centralizzare la gestione dei file digitali decentralizzandone l’accesso. Questo significa che offre un’organizzazione strategica con il fine di velocizzare e migliorare tutte le attività. Affinché questo strumento si riveli efficace, quindi, il primo passo da compiere sarà quello della creazione di check-list riguardanti le procedure aziendali di accesso alle risorse digitali. Queste serviranno a verificarne la compatibilità con il DAM e, quindi, ad integrarne con successo la successiva implementazione.

2.     Pianificazione preliminare dei processi di input

Quando si prepara una strategia di Digital Asset Management e la sua implementazione, è necessario organizzare i processi di input, ovvero di acquisizione dei file attraverso automatizzazioni, sincronizzazioni e collegamenti tramite protocolli web. Questa fase viene solitamente definita a monte anche attraverso la caratterizzazione di norme procedurali condivise dai collaboratori.

Ogni acquisizione all’interno di un Digital Asset Management può e dovrebbe essere sempre arricchita da metadati di assegnazione di valore della risorsa per favorire la collaborazione decentralizzata di tutte le risorse che avranno accesso. Questo favorirà anche la determinazione del workflow, ovvero dei flussi di lavoro, delle regole e dei processi che garantiscano di massimizzare la qualità degli output.

3.     Workflow, utenti e gruppi di lavoro

L’efficienza del Digital Asset Management deriva dalla modalità di collocazione dello stesso all’interno di un’organizzazione. Questo significa che il potenziamento delle attività strategiche e creative ma anche di quelle manageriali ed organizzative avverrà definendo accessi controllati e livelli differenti per utenti e team di lavoro.

Video Interattivi

La definizione del flusso di lavoro avviene attraverso la strutturazione di team di utenti ad accesso diversificato proprio come accade in un’organizzazione di tipo tradizionale. Di fatto, anche i file contenuti all’interno del sistema DAM disporranno di criteri di accesso come ogni altra cartella e documento, ma la loro archiviazione sarà (o dovrebbe essere, secondo le buone pratiche) arricchita da una serie di informazioni aggiuntive, i metadati citati poco sopra, che permettono una fruizione rapida ed efficiente.

4.    Gestione efficiente dei contenuti nel DAM

Al fianco del workflow definito interverranno quelle che sono definite come “pipeline” ovvero condotti intersecati con il flusso di lavoro per definire e organizzare i processi, i task e la manipolazione degli asset digitali acquisti dal sistema di gestione.

Quindi l’archiviazione dovrà necessariamente essere abbinata ad un sistema di organizzazione gerarchica dei contenuti tramite strutture ad albero. La ragione deriva proprio dalla necessità di facilitare ricerca e reperimento dei dati, attività strategica da non sottovalutare per beneficiare dei vantaggi offerti da un Digital Asset Management.

Questo è importante anche per favorire l’accesso e la condivisione da remoto e, dunque, l’acquisizione organizzata ed intuitiva per tutti i livelli di risorse che ne usufruiranno durante il ciclo di trasformazione da input ad output.

Chiaramente la determinazione dei livelli è finalizzata anche ad assicurare una procedura interna capace di rispettare la normativa della privacy, soprattutto qualora fosse necessario immettere documenti sensibili per i quali sono alcuni degli utenti sono qualificati a visionarli.

5.     Privacy e concorrenza

La condivisione interna degli asset dovrà essere valutata e integrata definendo i livelli di riservatezza anche nel rispetto della normativa vigente. La legge sulla privacy impone alle aziende di determinare i livelli di accesso alle risorse per tutelare dati sensibili dei soggetti giuridici. Attraverso il Digital Asset Management è possibile farlo organizzando l’accesso alle risorse, ovvero stabilendo i livelli per i quali determinati dipendenti possano o meno poter visionare determinati file.

Tale attività sarà necessaria soprattutto per asset digitali che contengano dati sensibili, ovvero contenuti per i quali la violazione della privacy altrui si potrebbe configurare in varie modalità. Un esempio dell’utilità di questa attività potrebbe essere quello del caso in cui un collaboratore licenziato decida di passare alla concorrenza rivelando dati acquisiti sul precedente posto di lavoro.

Questo esempio ci aiuta a comprendere l’importanza della creazione di livelli blindati col fine di rispettare le vigenti norme sulla privacy e quello di beneficiare di un Digital Asset Management configurato e gestito strategicamente.

Video Interattivi
Video interattivi, perché usarli nel marketing?

I video interattivi uniscono il vantaggio dei contenuti multimediali con la capacità di engagement. Ecco come funzionano

I video interattivi sono un media interessante e innovativo che, come suggerisce il nome, uniscono la multimedialità con la possibilità di interazione tipica di altri strumenti. La loro capacità di ingaggiare il pubblico li stanno rendendo popolari nel marketing, grazie anche al successo che incontrano fra il pubblico.

Per capire il motivo del loro successo, vediamo prima di tutto come funzionano. 

Come funzionano i video interattivi

Sicuramente i video nel marketing stanno conoscendo un periodo fortunato, sia nel mercato consumer sia in quello B2B, da diversi anni: già nel 2015 il 91% dei potenziali acquirenti dichiarava di preferire i contenuti video rispetto ai formati tradizionali. I video interattivi, invece, stanno iniziando a conquistare il mondo del marketing solo ora: il 17% dei marketer pensa di iniziare a utilizzarli nel 2022.

La differenza sostanziale fra i video tradizionali (definiti anche lineari) e quelli interattivi è la possibilità degli utenti di interagire con il contenuto. Le versioni più avanzate del formato permettono interazioni di vario tipo, per esempio trascinare oggetti, fare click in aree specifiche, inserire dati, rispondere a domande e così via. Ma la possibilità più interessante è senza dubbio quella di poter seguire percorsi narrativi diversi all’interno dello stesso video.

Perché includere i video interattivi nella nostra strategia?

Se stiamo pianificando una strategia di marketing per la nostra azienda, i video interattivi sono senza dubbio uno degli strumenti che dobbiamo prendere in considerazione. Non solo per interesse nei confronti delle novità. Secondo una ricerca di Spiel Interactive, infatti, il 90% dei marketer che li hanno inclusi nella loro strategia hanno registrato una crescita nelle conversioni. Iniziare a utilizzarli ora, insomma, significa utilizzare uno strumento di successo ma tutto sommato ancora poco presidiato e quindi, per definizione, più efficace.

Il meglio di due mondi

Il successo notevole dei video interattivi è dovuto alla loro capacità di conciliare i vantaggi di media diversi. Senza dubbio dei video hanno la capacità di semplificare il messaggio e renderlo più immediato e comprensibile, orchestrando il messaggio visivo e quello audio. Poterlo fare in modo interattivo aggiunge un ulteriore livello di engagement e la possibilità di rendere il messaggio ancora più diretto. 

Proprio l’interazione costituisce un vantaggio quando si tratta di aumentare il coinvolgimento del pubblico. Rispetto ai video lineari, che hanno nell’abbandono dopo i primi minuti la principale debolezza, i video interattivi riescono a mantenere l’attenzione del pubblico per periodi decisamente più lunghi. Soprattutto quando il video viene sviluppato con una buona idea di storytelling, la curiosità di giungere al finale (o ai diversi finali) supera la tendenza alla distrazione che caratterizza l’utente di oggi. Questo porta con sé, da un punto di vista strettamente analitico, a un miglioramento delle metriche. Se il nostro modello di marketing prevede anche la raccolta dei dati per analisi avanzate, video interattivi opportunamente realizzati ci permettono anche di ottenere informazioni di migliore qualità dagli utenti coinvolti. 

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Alessandro Volpe, CEO di V Media, agenzia specializzata nella produzione di video interattivi e partner di Competition.

Dopo Singapore, SINORA e DZ ENGINEERING di nuovo in pista a Mandalika

Ai nastri di partenza del Gran Premio di Indonesia c’erano anche loro, SINORA e DZ ENGINEERING. Le due realtà italiane hanno collaborato per la realizzazione dell’impianto radio e dei sistemi di bandiere elettroniche, TVCC e race control del nuovo circuito cittadino di Mandalika, fornendo tecnologie indispensabili per lo svolgimento della gara.

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Nuova appliance Endian UTM Mini: 60% più piccola, 100% più potente

Piccola, potente, silenziosa. Endian UTM Mini è l’ultima appliance hardware della linea UTM di Endian, che va a sostituire i due modelli bestseller Mini 10 e Mini 25. Disponibile inizialmente nei tagli da 10 e 25 utenti per proteggere le reti delle piccole e medie imprese, la nuova Mini sarà disponibile anche nel taglio da 50 utenti subito dopo il rilascio della nuova release del sistema operativo, EndianOS 6.5.

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