Aggiunti nuovi moduli per la sicurezza degli endpoint in WatchGuard Cloud

WatchGuard® Technologies, leader globale in soluzioni per la sicurezza e l’intelligence delle reti, per il Wi-Fi sicuro, l’autenticazione multi-fattore (MFA) e la protezione avanzata degli endpoint, annuncia quattro nuovi moduli di endpoint security in WatchGuard Cloud: si tratta di WatchGuard Patch Management, WatchGuard Full Encryption, WatchGuard Advanced Reporting Tool (ART), e WatchGuard Data Control. Questa integrazione rafforza ulteriormente la Unified Security Platform™ di WatchGuard e offre ai fornitori di soluzioni e ai clienti l’accesso centralizzato a tutte le soluzioni endpoint di WatchGuard, con la possibilità di aggiungere ulteriori servizi di sicurezza come network security, MFA e secure Wi-Fi.

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Presenza Digitale
Adobe ci rivela il valore della fiducia con una ricerca

Sappiamo che avere la fiducia dei clienti è importantissimo, ma quanto vale? Ce lo rivela Adobe con una ricerca. 

Che la fiducia dei clienti sia importantissima dovrebbe essere noto a chiunque abbia o gestisca un’impresa, e che questa diventi un valore sempre più importante al crescere della competitività è una lezione che, negli ultimi anni, molti di noi hanno imparato. Una ulteriore conferma arriva da Adobe, che si è spinta più in là, dimostrando che le persone tendono a ignorare sempre di più brand che non conoscono o che hanno in qualche modo deluso le loro aspettative.

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Perdere (o non avere) la fiducia dei clienti è un costo

Se non bastasse l’idea di fare impresa nel modo migliore per convicerci, Adobe ha messo insieme alcuni dati che mostrano il costo della fiducia persa. In particolare, il 71 per cento dei clienti britannici dichiara che smette di fare acquisti quando un’azienda se questa tradisce la loro fiducia. E non si tratta solo di un’intenzione: il 54% degli intervistati lo ha già fatto nel corso dell’ultimo anno. Altro dato importante, questo atteggiamento è particolarmente vero per le generazioni più giovani, che tendono a essere meno tolleranti della media.

Quanto vale la fiducia dei clienti?

Sempre secondo la ricerca, le aziende che sanno costruire un buon rapporto con i clienti vengono premiate, in diversi modi. In particolare gli intervistati premiano le aziende di cui si fidano facendo più acquisti nel 71% dei casi, consigliandole agli amici nel 61% dei casi, aderendo a un programma fedeltà nel 41% dei casi e con recensioni positive o interazioni positive sui social media nel 40% dei casi. 

Come possiamo vedere, lavorare su quella che oggi si chiama brand awareness non è solo una questione di immagine: si trasforma molto rapidamente in variazioni, anche importanti di fatturato, soprattutto se consideriamo la differenza, in positivo, fra l’incentivo che costituisce la fiducia verso un’azienda e l’abbandono causato da una fiducia tradita o mal riposta.

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Perdere un cliente è anche questione di dati

Chiudiamo questa notizia con la stessa osservazione che possiamo leggere nel report di Adobe. Molte aziende, anche fra quelle con una grande propensione al digitale, pensano che gli utenti online siano in qualche modo più disposti ad accettare piccole scortesie e trattamenti poco trasparenti.
Invece, proprio il cattivo uso dei dati degli utenti costituisce uno dei driver fondamentali che portano le persone ad abbandonare un brand. 

In particolare, le persone abbandonano le aziende perché si sentono spiate senza permesso dai tracciamenti nel 49% dei casi, per le troppe comunicazioni inviate nel 39% dei casi e perché ignorati quando si chiede di non inviare comunicazioni, sempre nel 39% dei casi. 

La ricerca prosegue, ma qui si è raggiunto il punto fondamentale: ottenere e conservare la fiducia delle persone, oggi, è una questione che coinvolge l’attività dell’azienda a 360 gradi, online e offline.

Aikom sarà a Sicurezza 2021 con il nuovo payoff “Innovation Enabler”

Aikom Technology, distributore specializzato in soluzioni wireless broadband, di radio comunicazioni professionali e videosorveglianza, sarà presente alla fiera Sicurezza 2021 (Rho, 22-24 novembre) presso il padiglione 5, stand E21-F22, con soluzioni integrate e complete per la sicurezza e la comunicazione in ambito Enterprise, Smart City, Education e Healthcare.

Il nuovo payoff con il quale l’azienda presenzierà alla manifestazione è “Innovation Enabler”: Aikom Technology si presenta sempre più non solo come distributore affidabile, veloce e tecnicamente preparato, ma come un vero e proprio “abilitatore di innovazione” per il canale distributivo.

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Gestire mailing list: alcuni consigli pratici

Gestire mailing list in modo efficace significa anche controllare e verificare le liste, oltre a fornire ottimi contenuti

Gestire mailing list in modo efficace è un lavoro impegnativo, soprattutto perché ci sono alcuni aspetti di gestione “minuta” che spesso ci sfuggono, soprattutto nel caso in cui abbiamo adottato questo strumento come attività collaterale o secondaria nel nostro modello di business. Le mailing list tuttavia sono uno strumento potentissimo, se usato nel modo corretto: l’unica accortezza, in un mercato in continua evoluzione, è quello di ottimizzare gli investimenti.

Gestire mailing list: cosa desideriamo?

Partiamo con una considerazione generale: abbiamo già visto come la posta elettronica sia ancora oggi uno strumento molto utilizzato ed efficace, solo apparentemente superato. Chiunque, per varie ragioni, controlla la posta elettronica più volte al giorno eppure, secondo questa ricerca il tasso di apertura delle mail raggiunge a malapena il 20%.
Anche ipotizzando di essere allineati con questa media generale, significa che l’ottanta per cento dei nostri sforzi va perso ancora prima di essere visualizzato. Ecco perché la gestione delle mailing list, anche dal punto di vista della manutenzione del database, è fondamentale: migliorare questa media significa ottimizzare gli sforzi economici, metterci in una posizione migliore della concorrenza e garantire maggiori opportunità alla nostra azienda.

Spesso infatti è sufficiente lavorare sulla nostra lista, magari anche a costo di rinunciare a qualche migliaio di contatti inattivi, per incrementare le performance in modo signigicativo. Ecco alcuni consigli.

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Alcune buone ragioni per ripulire la nostra lista di contatti

Cerchiamo di essere chiari: ciascuno di noi oggi riceve decine di newsletter e mail, in molti casi indesiderate. Se non vogliamo che la nostra newsletter finisca nel calderone di quelle ignorate o peggio nello spam è necessario fare scelte decise: meglio rinunciare a qualche utente e mantenere fresca la nostra lista che cercare di conservare ogni contatto. Dobbiamo considerare che oggi, oltre agli aspetti normativi, esistono anche ragioni tecniche per cercare di migliorare la qualità del nostro database. Per questo esistono numerosi parametri ma, per semplificare il concetto e andare al punto, diciamo semplicemente che maggiore è il tasso di apertura, cioè quante persone sul totale aprono realmente i nostri messaggi, migliore sarà la qualità percepita, anche dai sistemi di gestione, della nostra newsletter.

Fra i vantaggi del gestire le mailing list ripulendo la lista contatti troviamo sicuramente una drastica riduzione delle disiscrizioni, ma anche una riduzione del rischio di essere segnalati come spam e senza dubbio una riduzione dei costi di invio. Oltre naturalmente al miglioramento di parametri più tecnici come il tasso di aperture e la deliverability.

Come ripulire la lista di contatti di una mailing list

Anche se può portare a grandi vantaggi, si tratta di una pratica piuttosto semplice, che si compone sostanzialmente di due attività: la gestione delle disiscrizioni e il controllo degli utenti inattivi. 

Per quanto riguarda il controllo delle disiscrizioni in realtà oggi è piuttosto semplice: tutti i principali strumenti infatti offrono, anche per ragioni normative, la possibilità agli utenti di disiscriversi in automatico. 

Per quanto riguarda il controllo degli utenti inattivi, si tratta di una buona pratica leggermente più elaborata, che conside nell’identificare, sempre attraverso gli strumenti di invio chi non apre le nostre newsletter da molto tempo. L’ideale sarebbe provare a coinvolgere nuovamente questi utenti, per esempio con un messaggio personalizzato o un sondaggio di gradimento, e, una volta verificato che non rientriamo più nei loro interessi, rimuoverli dalle liste di invio, in modo da conservare in elenco solo chi è potenzialmente interessato. Per questa attività non ci sono buone pratiche stringenti, ma potrebbe essere una buona idea farlo su base semestrale, magari nei periodi di relativa calma dal punto di vista delle altre attività di marketing.

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Gestione delle mailing list: andare in profondità

In questa breve guida abbiamo illustrato i principali motivi per cui è preferibile gestire una mailing list limitando il numero di contatti tuttavia, come in ogni pratica di marketing digitale, è possibile andare in profondità per ottenere dati e informazioni con cui ottimizzare le nostre attività. Per esempio, potremmo cercare di identificare cosa accomuna gli utenti non più interessati, oppure coinvolgerli per capire se hanno percepito, per esempio, una riduzione della qualità della nostra offerta o dei contenuti stessi. Insomma, anche da dati apparentemente negativi, è possibile trarre dati fondamentali per le nostre attività di marketing digitale. 

Sorint.lab al fianco di InfoCert per l’implementazione dei servizi di Digital Trust

Sorint.lab, società specializzata in consulenza IT e con sedi in Italia, Europa e USA, grazie alla forte competenza in ambito Amazon Web Services (AWS) e di sviluppo di applicazioni moderne, è stata scelta per disegnare e gestire l’infrastruttura di InfoCert, il più grande fornitore europeo di servizi di Digital Trust.

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Modello AIDA
Cos’è il modello AIDA e perché funziona ancora oggi

Il modello AIDA ha più di centoventi anni eppure è ancora una delle basi del marketing. Ecco come funziona.

Uno dei problemi più grandi del marketing oggi è senza dubbio l’enorme flusso di notizie a cui ciascuno di noi è sottoposto. Al di là degli aspetti “filosofici”, ci sono due ragioni dirette per cui lo è. La prima è senza dubbio il fatto che, con il crescere di informazioni a cui ciascuno è sottoposto, diventa sempre più difficile catturare l’attenzione delle persone. La seconda è anche anche fra addetti ai lavori circolano così tante teorie, formule e convinzioni che è davvero difficile orientarsi. Senza contare che molto spesso quella che si propone come la strategia o la tecnica definitiva cade nel dimenticatoio nel giro di qualche anno o qualche mese. Per questo motivo il modello AIDA merita almeno una citazione: in un mondo in cui la maggior parte delle tecniche e dei modelli dura meno di un semestre universitario, questo modello ci accompagna dal 1898. E, anche se non è esente da critiche, ha ancora oggi più validità di molti suoi successori, in particolare dell’ultimo decennio. Ecco perché abbiamo pensato che valesse la pena di ricordarlo.

Modello AIDA

Cosa dice il modello AIDA? 

Il nome, nella migliore tradizione anglofona, costituisce un acronimo, che in questo caso indica quattro fasi che un’ipotetica campagna di marketing dovrebbe innescare:

Awareness (consapevolezza): I potenziali clienti vengono messi al corrente dell’esistenza di un prodotto o servizio, spesso attraverso la pubblicità.

Interest (interesse): L’interesse dei clienti aumenta mentre si rendono conto dei vantaggi del prodotto e servizio e di come potrebbe migliorare la qualità della loro vita

Desire (desiderio): Il cliente sviluppa una connessione con il prodotto, mentre passa dall’esserne interessato al volerlo o sentirne il bisogno.

Action (azione): Il cliente decide di interagire con il prodotto o il servizio. Nella versione canonica si parlava principalmente di acquisto, mentre oggi si accetta come punto di arrivo anche la creazione di un account, l’iscrizione a una newsletter e così via.

Come possiamo vedere è un modello che, nella sua estrema semplicità, racchiude tutti i passaggi principali di una qualsiasi campagna di marketing.

Perché il modello AIDA è importante?

Sicuramente il modello AIDA ricopre un certo interesse storico, come capostipite dei modelli gerarchici di comportamento. Ma anche per indicare come, in ultima analisi, i problemi dei marketer non siano poi nuovi come sembrano (quando è stato scritto il modello AIDA non esistevano il sismografo e il motore diesel, per fare due esempi). Ma soprattutto perché, pur con tutte le modifiche del caso, è arrivato fino a noi e in qualche modo sopravvive in quelli che oggi chiamiamo funnel e che sono alla base della Lead Generation per esempio.

Insomma, conoscere il modello AIDA, o per lo meno la sua esistenza ci aiuta a capire meglio i meccanismi che oggi tutti utilizziamo per costruire modelli di comportamento dei nostri utenti, o modelli di funzionamento delle campagne. 

Modello AIDA

Adeguare il modello al 2021

Come abbiamo accennato, una delle principali critiche ad AIDA è che non tiene conto di alcune dinamiche tipiche dei media e delle interazioni più moderne. Nel pensare a una versione derivata che possa servire per guidare la nostra strategia di marketing digitale, ci sono altri comportamenti di cui potremmo voler tenere conto. Eccone alcuni: 

Fidelizzazione: il modello tradizionale non prevede iterazioni nel tempo. In pratica si conclude subito dopo la vendita o il raggiungimento dell’obiettivo. Oggi invece i clienti sono un patrimonio prezioso e trattenerli è indispensabile.

Targeting: oggi disponiamo di strumenti di analisi che ci permettono di identificare perfettamente le categorie di persone a cui indirizzare il nostro messaggio. Era impensabile a fine 1800.

Soddisfazione: il modello non prevede nessuno strumento per mettere a sistema la soddisfazione del cliente, anche dal punto di vista della misurazione. Se preferiamo i modelli il più generici possibile, può anche fare parte della fidelizzazione.

Persuasione e “nudge”: le tecniche persuasive hanno fatto passi da gigante. Oggi disponiamo di moltissimi strumenti per facilitare la scelta degli indecisi verso il nostro prodotto o servizio: dalle prove gratuite dei software ai test drive delle automobili, per esempio. 

Insomma, come succede per tutte le scoperte che funzionano davvero, anche per il modello AIDA spesso basta qualche adeguamento per farne un interessante argomento di studio e di ricerca anche nel 2021.