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5 trend interessanti nella marketing technology per i prossimi anni

Le Marketing Technology evolvono con i ritmi tipici del digitale. Ecco alcuni dei trend che, secondo gli analisti, ci terranno compagnia per i prossimi anni.

Le Marketing Technology sono l’insieme dei prodotti e servizi a supporto del marketing. Si tratta di un comparto con una forte connotazione digitale, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei dati e l’automazione dei processi. Ma non solo. Se un tempo lo si immaginava come un semplice insieme di strumenti più o meno verticali, oggi è a vario titolo un compagno irrinunciabile per chi fa marketing digitale.

Per questo motivo riportiamo alcuni dei trend principali che si ritiene ci faranno compagnia per i prossimi anni.

I dati degli utenti saranno sempre fondamentali

I dati, soprattutto quelli raccolti su utenti e contatti in genere, sono un bene fondamentale per l’azienda, e questa non è una novità. Quello che sta cambiando, e il cui cambiamento è destinato ad accompagnarci per i prossimi anni, è la gestione di questi dati, che diventa sempre più complessa sia dal punto di vista strategico, sia da quello della compliance, che diventa sempre più stringente.

Anche per questo sono nate e aumentano di numero di anno in anno le Customer Data Platform, piattaforme che permettono una gestione più semplice e lineare dei dati, permettendo al contempo di utilizzarli con maggiore profitto all’interno di altre piattaforme e per le attività. Consideriamo che in cinque anni il numero di queste piattaforme presenti sul mercato è quasi decuplicato in sei anni, dalle 16 del 2016 alle 151 del 2021.

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La scelta di strumenti di marketing technology sarà sempre più ampia

Malgrado le difficoltà contingenti di questo periodo storico, nei prossimi anni il mercato sarà sempre più affollato di strumenti e sempre più frammentato. Questo soprattutto perché si tratta di un settore in espansione, anche in un momento storico così delicato, e attrattivo per gli investimenti. Ma anche perché, in ultima analisi, l’offerta di strumenti segue da vicino l’offerta di piattaforme, funzionalità e nuove strategie. Insomma, ogni volta che nasce un nuovo social media, o cambia la norma sul tracciamento dei dati personali, c’è la possibilità che nascano diverse nuove piattaforme in grado di soddisfare i bisogni di gestione e automazione di quello specifico campo.

Per gli addetti ai lavori, la scelta diventa sempre più laboriosa e importante: se anni fa era possibile provare ogni singolo strumento e scegliere con cognizione di causa, oggi è sempre più necessario rivolgersi a competenze esterne. E questo ci porta al trend successivo.

Usare una suite o scegliere ciascuno strumento

Un tema strettamente collegato a quello precedente riguarda la scelta degli strumenti da utilizzare. Il mercato delle marketing technologies infatti si contraddistingue anche per un numero sempre più elevato di suite che di fatto gestiscono, o promettono di gestire, tutta la filiera del marketing, compresi gli elementi di automazione. Basti pensare che anche colossi come SAP e Microsoft oggi prevedono all’interno della loro offerta strumenti di marketing, quasi sempre con un particolare occhio di interesse per la marketing automation.

La personalizzazione è solo all’inizio

Migliorare l’esperienza utente e renderla sempre più personale è senza dubbio un altro dei temi caldi del marketing e della comunicazione. Tuttavia, anche se gli strumenti tecnologici lo permetterebbero, raggiungere il livello di personalizzazione ideale è ancora un “sacro Graal” difficile da raggiungere. Certo, tecniche come la segmentazione e i diversi tipi di test di controllo, fra cui il celebre test a/b, rendono la profilazione sempre più efficace. Ma la conquista dell’orizzonte della comunicazione 1:1 sarà un terreno di sfida ancora per molti anni a venire.

Il contenuto rimarrà il re indiscusso

La frase “Content is King” ha quasi 50 anni e ha conosciuto una seconda giovinezza agli albori del Web. Nonostante questo, rimane estremamente attuale. Per una serie di ottimi motivi: è chiaro che i contenuti sono fondamentali per un’esperienza utente efficace: basta chiedere a qualsiasi UX designer. Tuttavia, un buon contenuto può essere costoso da creare e complesso da gestire e valorizzare, riutilizzandolo e attualizzandolo. Anche se alcuni sostenitori dell’intelligenza artificiale si vantano del fatto che le nuove piattaforme possono creare contenuti di qualità, la realtà è che al momento non ci riescono. Nemmeno in una lingua strutturalmente più semplice come l’inglese, immaginiamoci in italiano.

Per quanto riguarda la gestione dei contenuti, abbiamo fatto molta strada, ma molte sfide permangono. In molti casi le aziende lavorano ancora a compartimenti stagni, progettando i contenuti per un solo media e senza tenere conto, per esempio, della multicanalità o della necessità di declinare il contenuto in più versioni diverse, a seconda dei segmenti di pubblico a cui ci si rivolge.

Fortunatamente, stanno emergendo alcune nuove tecnologie e approcci e alcune aziende stanno sviluppando vere e proprie filiere anche per la creazione e la gestione dei contenuti. Ma l’orizzonte per questo tipo di obiettivi rimane ancora aperto.

Digital asset
Alcuni consigli per aggiornare i contenuti online in modo più facile

Aggiornare i contenuti online è un buon modo per mantenere fresche e interessanti le nostre attività di comunicazione. Ecco alcuni consigli per rendere efficiente il processo.

Creare contenuti oggi non è difficile. Ne sono la dimostrazione le decine di siti web, canali, community, amatoriali o professionali, che nascono ogni giorno e ogni giorno creano qualcosa di nuovo. Ma quando si tratta di contenuti di qualità, le cose cambiano, e molto in fretta. Ecco perché, quando la nostra attività di comunicazione su Internet inizia a ottenere qualche riscontro, è il momento di iniziare ad aggiornare i contenuti online, per ridargli freschezza, aggiornare le informazioni presenti e così via.

I vantaggi di aggiornare contenuti online

Aggiornare i contenuti online presenta alcuni vantaggi interessanti, che qui proviamo a riassumere, spiegando perché è un’attività da non sottovalutare. Abbiamo già parlato di come il riuso dei contenuti di qualità sia una pratica da non sottovalutare. Qui aggiungiamo qualche considerazione di carattere più pratico, pensata soprattutto per chi sta già passando alla fase operativa.

Introdurre l’aggiornamento dei contenuti online nel nostro piano di comunicazione è prima di tutto un modo relativamente semplice per migliorarne la qualità: pur non richiedendo lo stesso effort della produzione di un contenuto tutto nuovo in termini di organizzazione e gestione, ci permette di migliorare in modo significativo l’esperienza utente, integrando informazioni, approfondendo argomenti e in genere facendo tutto quello che per ragioni di tempo o risorse non abbiamo potuto fare in prima stesura.

Modello AIDA

Inoltre, aggiornare i contenuti online è un modo piuttosto sicuro per incontrare il favore del nostro pubblico: dal momento che sicuramente disponiamo di tutti gli strumenti necessari per misurare il successo dei diversi elementi del nostro piano editoriale o di comunicazione, ci sarà anche piuttosto facile capire quali sono i contenuti vincenti da aggiornare e quali invece lasciare perdere.

Alcuni consigli pratici per rendere più semplice l’aggiornamento

Come sappiamo, ogni lavoro è molto più semplice quando è realizzato a valle di una pianificazione efficace. Anche in questo caso, qualche operazione preparatoria e qualche buona pratica messa in campo ogni giorno possono semplificarci di molto il lavoro in futuro, quando decideremo di mettere in pratica una strategia di aggiornamento dei contenuti.

Usiamo sempre date esplicite: per quanto possa sembrare banale, questo ci aiuterà molto quando in futuro dovremo integrare le informazioni che abbiamo scritto. “Oggi” o “la prossima settimana” nel Web possono avere qualche senso per le news o i social media, ma in termini più generali non sappiamo quando un lettore incontrerà i nostri contenuti. In questo modo sarà anche più semplice circostanziare le nostre ricerche per integrare le informazioni.

Censiamo i contenuti troppo legati alla contingenza: sapere quello che non possiamo sicuramente riutilizzare è un ottimo aiuto per gestire al meglio gli aggiornamenti futuri. Per esempio, se abbiamo un white paper che funziona molto bene ma è legato a un evento passato, potremo non avere la possibilità di aggiornarlo. In questo modo non perderemo tempo nella progettazione ed eviteremo di inserirlo in lista fin dal principio.

customer experience marketer

Conserviamo il materiale e i riferimenti che non hanno trovato spazio: anche oggi come in passato, quando si producono contenuti, si raccolgono sempre più informazioni di quante servano. Molto spesso si tratta di dati e contenuti di ottima qualità che, semplicemente, non sono stati inclusi per ragioni di tempo, di spazio o di risorse. Aggiornare i contenuti online può essere l’occasione perfetta per mettere a frutto quelle parti del lavoro.

Sfruttiamo il tempo per controllare il materiale

mentre siamo impegnati con i nostri aggiornamenti, un’altra cosa da fare assolutamente è assicurarci che gli elementi tecnici e formali del materiale che stiamo aggiornando siano ancora attuali: se abbiamo usato call to action, per esempio, queste funzionano ancora? Soprattutto, ci invitano ad azioni ancora possibili o richiamano a una campagna sconti di tre anni prima che non è più stata rinnovata? Contatti come telefono ed email sono ancora attuali? I prodotti o i servizi che proponiamo sono ancora disponibili? Insomma, tutto quello che ci permette di trasformare un buon contenuto con qualche tempo sulle spalle in uno perfetto, attuale e funzionale.

comunicazione con i clienti
Come migliorare la comunicazione con i clienti durante la crisi delle materie prime

Migliorare la comunicazione con i clienti è importantissimo, soprattutto nei momenti difficili. Ecco alcuni consigli per gestirla durante la crisi delle materie prime.

La comunicazione con i clienti è uno strumento fondamentale per conquistare o conservare la fiducia delle persone che decidono di scegliere la nostra azienda. Ma quando la nostra affidabilità, o qualcuno dei nostri tratti distintivi, vengono meno a causa di fattori esterni, può diventare anche uno strumento di remediation che ci permette di conservare i buoni rapporti, senza negare le difficoltà o mettere in campo altre pratiche discutibili. Ecco alcuni consigli.

La crisi delle materie prime mette alla prova le catene produttive

Non c’è dubbio che uno dei principali problemi delle aziende di oggi sia legato alla crisi degli approvvigionamenti e delle materie prime in atto globalmente. Anche se non siamo particolarmente informati, ce ne saremo sicuramente resi conto da clienti: tempi di consegna aumentati, costi variati verso l’alto e in generale l’impressione che le realtà produttive stiano rallentando loro malgrado.

Per fare in modo di contenere, almeno dal punto di vista dell’esperienza utente, il disagio causato da questo problema, la comunicazione con i clienti è senza dubbio uno strumento di supporto valido ed efficace. Come suggerisce un articolo di MarTech, di cui riportiamo alcuni consigli, aggiungendo le nostre considerazioni, il fondamento è quello di cercare di conservare una comunicazione positiva.

Alcuni consigli per la comunicazione con i clienti

Ammettiamolo: nei momenti difficili non ci sono “trucchi” o strategie preconfezionate da utilizzare per una gestione facile della crisi. Piuttosto, bisogna accettare che sarà necessario un lavoro consistente, coerente e in molti casi personalizzato per fare fronte alle diverse problematiche. Fatta questa premessa, ecco su cosa fondare la nostra strategia di gestione della crisi.  

Cerchiamo di essere trasparenti: quando si parla con i clienti, c’è sempre una certa resistenza, soprattutto nelle aziende nostrane, a palesare quello che succede dietro le quinte. E anche se alcune informazioni è inevitabile e giusto che rimangano riservate, è anche vero che la trasparenza permette di affrontare un disagio senza che si ingigantisca. Se ci sono ritardi o imprevisti, comunicarli tempestivamente al cliente può essere spiacevole, ma fare finta di nulla nella speranza di una soluzione dell’ultimo minuto è sicuramente peggio.

Siamo proattivi: telefonare, o inviare una mail, per parlare di un problema non piace a nessuno. Ma dialogare con i clienti, magari proponendo soluzioni alternative, anche parziali, può essere un buon modo per costruire un rapporto di collaborazione con i clienti. In generale, nelle difficoltà, i clienti preferiranno senza dubbio essere informati tempestivamente, invece di scoprire all’ultimo. Se non altro, gli daremo abbastanza margine per cercare un’alternativa.

Cerchiamo di non irrigidire i rapporti: molte aziende, quando devono fronteggiare criticità, problemi o comunque difficoltà, tendono a entrare in una sorta di “modalità difensiva”, riducendo le comunicazioni al minimo, ignorando consuetudini e così via. Invece, è proprio nei momenti di difficoltà che le comunicazioni devono aprirsi: facciamo capire ai nostri clienti che non sono semplici risorse o avversari, ma partner da coinvolgere per cercare una soluzione che soddisfi tutti.

comunicazione con i clienti

Supportiamo il personale interno: affrontare una crisi mette tutta l’azienda sotto stress. Soprattutto chi si occupa della comunicazione con i clienti in modo diretto o indiretto. I primi, per esempio ufficio vendite, account e supporto perché avranno a che fare quotidianamente con clienti frustrati, spesso a ragione. I secondi perché devono trovare il modo di spiegare la situazione al pubblico esterno, conciliando realismo e ottimismo, sapendo perfettamente che si muovono in un sentiero difficile. Aiutare il personale, prendendo atto dei loro sforzi e cercando, per quanto possibile, di fare in modo che l’azienda collabori con loro.

Accettiamo il cambiamento, e che il cambiamento è sempre più rapido: soprattutto, facciamo in modo che la comunicazione aiuti a capire che il cambiamento coinvolge tutti, lungo tutta la filiera in ogni circostanza, e che difficilmente sarà reversibile. Spieghiamo ai clienti che probabilmente i tempi di consegna brevi a cui erano abituati non torneranno, almeno non nell’immediato, e che i costi potrebbero essere sempre più incerti, a causa del fluttuare spesso incomprensibile delle materie prime.

Comunicare con i clienti in modo preventivo

Dove possibile, cerchiamo di evitare che i problemi si palesino a cose fatte. Utilizziamo gli strumenti di comunicazione, diretti e indiretti, per informare i clienti di quello che sta accadendo, di come il mercato potrebbe cambiare e di quanto tutto questo non dipenda da scelte o difficoltà aziendali. Dove possibile, aiutiamo i clienti ad arginare il disagio, per esempio proponendo di anticipare gli ordini, fornendo supporto e così via. In questo modo la comunicazione con i clienti diventerà un’ottima occasione per accorciare le distanze e trasformare una difficoltà in una opportunità.

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Digital asset management: guida pratica alla gestione

Il Digital Asset Management è fondamentale per tutte le aziende che producono contenuti digitali di valore. Ecco come metterlo in pratica.

DAM è la sigla nota alle aziende che hanno fatto dell’innovazione il valore fondamentale per assicurare una crescita sostenibile, ovvero volgendo lo sguardo al futuro. Com’è noto la sigla si riferisce al Digital Asset Management, strategia che permette di creare una sorta di libreria digitale centralizzata versatile e disponibile trasversalmente nell’organizzazione. Offre una soluzione pratica ed efficace di archiviazione, localizzazione, recupero e condivisione di contenuti, motivo per cui rappresenta uno strumento essenziale per il controllo delle risorse digitali di ogni genere.

Gestione dei Digital Asset Management: step e procedure

Per far sì che il Digital Asset Management offra reali benefici alle aziende è necessario che sia integrato in modo opportuno e che le persone che abbiano accesso siano rese consapevoli delle potenzialità che offre. Si tratta, infatti, di un sistema che può utilizzare diverse soluzioni software: dalle librerie di file digitali ai database fotografici, in cloud o su server aziendali. Tutto dipende dalle esigenze.

digital asset management

L’importante è che sia integrato in azienda con il fine di ottimizzare il flusso di lavoro creativo, strategico o produttivo. Qui di seguito forniremo spunti per l’organizzazione del lavoro attraverso una gestione degli asset digitali efficiente e ottimizzata.

1.      Procedure di integrazione e di compatibilità

Normalmente un software di Digital Asset Management, quando è utilizzato come soluzione, è pensato per centralizzare la gestione dei file digitali decentralizzandone l’accesso. Questo significa che offre un’organizzazione strategica con il fine di velocizzare e migliorare tutte le attività. Affinché questo strumento si riveli efficace, quindi, il primo passo da compiere sarà quello della creazione di check-list riguardanti le procedure aziendali di accesso alle risorse digitali. Queste serviranno a verificarne la compatibilità con il DAM e, quindi, ad integrarne con successo la successiva implementazione.

2.     Pianificazione preliminare dei processi di input

Quando si prepara una strategia di Digital Asset Management e la sua implementazione, è necessario organizzare i processi di input, ovvero di acquisizione dei file attraverso automatizzazioni, sincronizzazioni e collegamenti tramite protocolli web. Questa fase viene solitamente definita a monte anche attraverso la caratterizzazione di norme procedurali condivise dai collaboratori.

Ogni acquisizione all’interno di un Digital Asset Management può e dovrebbe essere sempre arricchita da metadati di assegnazione di valore della risorsa per favorire la collaborazione decentralizzata di tutte le risorse che avranno accesso. Questo favorirà anche la determinazione del workflow, ovvero dei flussi di lavoro, delle regole e dei processi che garantiscano di massimizzare la qualità degli output.

3.     Workflow, utenti e gruppi di lavoro

L’efficienza del Digital Asset Management deriva dalla modalità di collocazione dello stesso all’interno di un’organizzazione. Questo significa che il potenziamento delle attività strategiche e creative ma anche di quelle manageriali ed organizzative avverrà definendo accessi controllati e livelli differenti per utenti e team di lavoro.

Video Interattivi

La definizione del flusso di lavoro avviene attraverso la strutturazione di team di utenti ad accesso diversificato proprio come accade in un’organizzazione di tipo tradizionale. Di fatto, anche i file contenuti all’interno del sistema DAM disporranno di criteri di accesso come ogni altra cartella e documento, ma la loro archiviazione sarà (o dovrebbe essere, secondo le buone pratiche) arricchita da una serie di informazioni aggiuntive, i metadati citati poco sopra, che permettono una fruizione rapida ed efficiente.

4.    Gestione efficiente dei contenuti nel DAM

Al fianco del workflow definito interverranno quelle che sono definite come “pipeline” ovvero condotti intersecati con il flusso di lavoro per definire e organizzare i processi, i task e la manipolazione degli asset digitali acquisti dal sistema di gestione.

Quindi l’archiviazione dovrà necessariamente essere abbinata ad un sistema di organizzazione gerarchica dei contenuti tramite strutture ad albero. La ragione deriva proprio dalla necessità di facilitare ricerca e reperimento dei dati, attività strategica da non sottovalutare per beneficiare dei vantaggi offerti da un Digital Asset Management.

Questo è importante anche per favorire l’accesso e la condivisione da remoto e, dunque, l’acquisizione organizzata ed intuitiva per tutti i livelli di risorse che ne usufruiranno durante il ciclo di trasformazione da input ad output.

Chiaramente la determinazione dei livelli è finalizzata anche ad assicurare una procedura interna capace di rispettare la normativa della privacy, soprattutto qualora fosse necessario immettere documenti sensibili per i quali sono alcuni degli utenti sono qualificati a visionarli.

5.     Privacy e concorrenza

La condivisione interna degli asset dovrà essere valutata e integrata definendo i livelli di riservatezza anche nel rispetto della normativa vigente. La legge sulla privacy impone alle aziende di determinare i livelli di accesso alle risorse per tutelare dati sensibili dei soggetti giuridici. Attraverso il Digital Asset Management è possibile farlo organizzando l’accesso alle risorse, ovvero stabilendo i livelli per i quali determinati dipendenti possano o meno poter visionare determinati file.

Tale attività sarà necessaria soprattutto per asset digitali che contengano dati sensibili, ovvero contenuti per i quali la violazione della privacy altrui si potrebbe configurare in varie modalità. Un esempio dell’utilità di questa attività potrebbe essere quello del caso in cui un collaboratore licenziato decida di passare alla concorrenza rivelando dati acquisiti sul precedente posto di lavoro.

Questo esempio ci aiuta a comprendere l’importanza della creazione di livelli blindati col fine di rispettare le vigenti norme sulla privacy e quello di beneficiare di un Digital Asset Management configurato e gestito strategicamente.

piano di comunicazione aziendale
Comunicazione per aziende: buone idee per il 2022

Alla fine del primo trimestre possiamo fare un primo quadro delle idee più interessanti per la comunicazione per aziende.

Come comunicano le aziende più attente ai cambiamenti di questi anni così imprevedibili e anomali? Quali sono i trend della comunicazione per aziende più in voga del momento? Oggi proveremo a rispondere a queste domande tenendo conto di cosa è avvenuto nel primo trimestre del 2022 e delle novità annunciate sul finire dell’anno precedente, quando le più eminenti fonti di informazione in ambito di comunicazione e marketing hanno stilato la lista delle tendenze a cui tutte le aziende avrebbero dovuto farsi trovare preparate.

Comunicazione aziendale: il ritorno dei valori

Il “ritorno ai valori” era già emerso nel corso del 2021, a seguito degli importanti cambiamenti degli ultimi anni. Dal cambio dei consumi alla rinnovata consapevolezza circa l’importanza di preservare l’ambiente sono emersi alcuni dei temi che analizzeremo qui di seguito e che sono già diventati di tendenza. Vediamo quali sono.

Comunicazione in chiave green

L’era dell’usa e getta e del consumo sfrenato volge al termine. Oggi i consumatori puntano a tutto ciò che impatta meno sull’ambiente per cui le aziende devono necessariamente fare i conti con questa nuova esigenza. Chiaramente questo non significa solamente schierarsi superficialmente a favore della causa ambientale perché i consumatori sono diventati più attenti e severi nel giudicare brand, aziende e organizzazioni. Nel gergo un finto approccio green è definito come green-washing, ovvero come la propensione di talune aziende a mostrarsi interessate all’ambiente solo dal punto di vista pubblicitario e per nulla da quello pratico.

SMS comunicazione

D’altro canto, sposare realmente una causa così importante, significa proiettare l’azienda verso scelte sostenibili che investano il modello di business e le decisioni strategiche. Tradire la fiducia dei consumatori attraverso un’attitudine ambientalista di sola facciata può rivelarsi un vero e proprio disastro economico e di immagine.

Genuinità e spontaneità

Per le stesse ragioni appena evidenziate la comunicazione aziendale, anche quella istituzionale, dovrà scrollarsi di dosso i toni autoreferenziali e seriosi avvicinandosi alle persone attraverso un approccio più spontaneo e genuino.

I consumatori prediligono sempre di più i principi della trasparenza ai costrutti altisonanti, complessi e distanti dalle loro effettive esigenze. Grazie ai social anche i brand più prestigiosi si sono avvicinati alle persone comuni e hanno potuto ascoltarne ambizioni, richieste, critiche e desideri. Questo ha favorito una semplificazione del linguaggio della comunicazione che risulta più efficace quando adotta un tono inclusivo.

L’importanza dei dati nella comunicazione per aziende

Trattando spesso la comunicazione per aziende del comparto tecnologico, sappiamo che Un altro aspetto di tendenza nella comunicazione aziendale è quello che riguarda l’analisi dei dati intesa come occasione ed opportunità di ascolto del sentiment collettivo. Non solo. L’utilizzo di software e di strategie volte ad analizzare l’apprezzamento dei consumatori favorisce il miglioramento della customer experience. Grazie ad un attento ascolto dei dati le aziende possono progettare campagne strategiche predittive, ovvero capaci di anticipare la domanda e proponendo un’offerta più competitiva.

In pratica conoscendo il valore della customer experience attraverso i dati è possibile creare campagne di comunicazione su misura delle persone facendole sentire sempre accolte e ascoltate. Si tratta di un’attività fondamentale per la creazione di contenuti adatti alle aspettative e ai bisogni delle persone che si alimenta proprio grazie ai dati. Questo permette di agire attraverso strategie di comunicazione più efficaci perché fondate sulla certezza matematica ed empirica dei dati.

Contenuti personalizzati

Non dimentichiamo la multicanalità

L’ultimo trend in forte ascesa in ambito di comunicazione per aziende è quello che riguarda il concetto di omnicanalità. Esso fa riferimento ad un nuovo modo di avvicinare le persone ad un’azienda che potremmo considerare come la diretta evoluzione di quello multicanale. Quando parliamo di omnicanalità, infatti, ci riferiamo alla strategia che mira a integrare tutti i punti di contatto tra cliente e azienda, sia offline che online. In precedenza, i brand hanno compreso l’importanza di uniformare la presenza in rete integrando la comunicazione e creando uno stile uniforme su tutte le piattaforme sulle quali erano presenti.

Oggi l’omnicanalità mira a creare la medesima esperienza di acquisto su tutti i canali forniti dal brand e, quindi, l’acquisto in negozio seguirà le medesime logiche di una richiesta di informazioni su un prodotto via chat. Questo significa che tutti i touchpoint di un brand sono perfettamente integrati tra loro e che il cliente fidelizzato viene immediatamente riconosciuto come tale anche quando entra in contatto con il brand tramite un punto vendita diverso da quello a cui ha sempre fatto riferimento. La customer experience, in questo modo, ne uscirà altamente valorizzata facendo sentire il cliente accolto in modo rapido e tempestivo.

aumentare le visite al sito Web
Marketing e tecnologia: un sodalizio sempre più stretto?

Sempre più spesso marketing e tecnologia hanno un legame forte, indispensabile per il successo. Ecco perché.

Fino a qualche anno fa eravamo soliti distinguere il marketing tradizionale da quello digitale, separando nettamente i due approcci perché fondati su metodi e strumenti molto differenti. Ai nostri giorni questa differenza si è assottigliata al punto da non poter essere più distinta: la stragrande maggioranza delle attività di marketing usa  tecnologia e innovazione. Grazie agli strumenti sui quali possiamo contare oggi è possibile pianificare campagne più precise e monitorarle attraverso un approccio scientifico perché fondato per lo più su dati, numeri e trend.

Un tempo, per esempio, facevamo affidamento sulla tiratura di un quotidiano per stimare il numero di persone che avevano potenzialmente visto o sfogliato un annuncio pubblicitario. Oggi, invece, possiamo ottenere panoramiche esaustive e in tempo reale di macro e micro dati grazie ai quali le attività di marketing efficienti e mirate. Ma in che modo marketing e tecnologia procedono di pari passo? Grazie a quali innovazioni si integrano l’uno con l’altra a vantaggio delle aziende? Lo vedremo in questo approfondimento.

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Marketing e tecnologia: la frontiera dell’intelligenza artificiale

Qualche anno fa il concetto di Intelligenza Artificiale suonava come qualcosa di fantascientifico e lontano dalla realtà. Oggi la situazione è completamene ribaltata perché è diventata d’uso piuttosto comune non solo nel marketing ma anche nella vita privata. Difatti chiunque di noi avrà già avuto l’occasione di interagire con robot via chat o tramite il nostro smartphone al quale chiediamo il meteo, le indicazioni stradali o l’ultimo sito web su cui abbiamo navigato.

Stiamo parlando dei cosiddetti “chatbot” o “callbot”, veri e propri robot dotati di Intelligenza Artificiale usati dalle aziende in qualità di assistenti virtuali. Il loro merito, oltre a quello di occuparsi dei clienti come un vero e proprio assistente umano, è quello di migliorare giorno dopo giorno consentendo al team di risorse umane di dedicarsi alla crescita dell’azienda e, quindi, di concentrarsi appieno su altri aspetti strategici. Grazie alle tecnologie di Intelligenza Artificiale gli assistenti virtuali sono capaci di convertire parole in testi scritti, di apprendere in modo automatico le richieste dei clienti e di raffinare, giorno dopo giorno, la qualità dell’assistenza offerta.

I principali campi di applicazione della tecnologia nel marketing

La tecnologia nel marketing oggi viene applicata praticamente ovunque. Possiamo giovare dell’efficienza della tecnologia tanto nel ramo B2C che in quello B2B e per qualsiasi tipologia di attività, campagna o strategia. Vediamo nello specifico quali sono i principali campi di applicazione ed i relativi vantaggi.

Ottimizzazione dei budget

Il primo grande vantaggio delle applicazioni tecnologiche nel marketing risiede nell’ottimizzazione dei budget destinati alle attività di promozione e comunicazione. Gli attuali software di cui dispongono aziende, organizzazioni e liberi professionisti permettono di individuare con una certa precisione il ROI, ovvero il ritorno sull’investimento.

Le attuali campagne di marketing su social e motori di ricerca, peraltro, consentono di pianificare i budget investiti, di arrestare le campagne non performanti e di ottimizzarle in base ai risultati ottenuti. Di conseguenza è possibile procedere con strategie fondate su A/B test grazie alle quali si possono minimizzare i costi maggiorando i profitti.

digital marketing per aziende

Coinvolgimento e visibilità via mail

Le mail sono uno degli strumenti di comunicazione e promozione più popolari per le aziende. Dopotutto si stima che 1 persona su 2 sia solita controllare le mail più di 10 volte al giorno, un dato di rilievo che spinge le aziende a dotarsi di appositi software di automazione e di creazione di funnel di vendita specifici per la posta elettronica. Il potere di conversione di questo mezzo è di elevatissimo potenziale ma, ovviamente, solo se dietro c’è un’attenta pianificazione strategica.

Contenuti e siti web: intrattenere ed informare

La maggior parte delle decisioni di acquisto, oramai, avvengono in rete. Questo non significa che la totalità dei consumatori siano soliti acquistare online ma che la stragrande maggioranza di essi prende decisioni grazie alle informazioni reperite sul web.

Ecco perché i contenuti informativi, divulgativi e di intrattenimento costituiscono la base su cui la maggior parte delle aziende fondano le proprie strategie di marketing. Per farlo ricorrono a software di analisi della domanda e delle ricerche online grazie alle quali creano contenuti sempre più vicini alle esigenze dei consumatori.

Customer experience e fidelizzazione dei clienti

Al giorno d’oggi l’apprezzamento di brand, aziende e organizzazioni non si misura solo dalla qualità di servizi e beni offerti ma da come si prendono cura delle persone con cui entrano in contatto.

Il concetto di customer experience assume una rinnovata centralità dal momento che serve ad attirare nuovi clienti e a fidelizzare quelli già soddisfatti. Per gestire tutto questo le aziende e le organizzazioni si dotano di appositi CRM, ovvero software gestionali grazie ai quali fondano campagne di acquisizione di potenziali clienti altamente profilati.

Sempre più spazio alla creatività

I software automatizzano tutto il ciclo di customer experience, dal primo contatto del cliente alla vendita effettuata, annotando la propensione all’acquisto, i prodotti o i servizi di maggior interesse e le modalità con cui il cliente si informa, valuta le offerte o finalizza l’acquisto. Tutte queste informazioni sono interamente gestite dal software così che il professionista dovrà solamente aggregarle e utilizzarle sapientemente per creare campagne ancora più mirate.

Il sodalizio fra marketing e tecnologia, insomma permette di rendere sempre più automatici i processi, anche quelli a basso valore aggiunto, permettendoci di concentrarci sempre di più sugli aspetti strategici, operativi e creativi del marketing, per risultati sempre migliori.