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Cinque strumenti per le presentazioni aziendali per non usare le solite slide

Sviluppare presentazioni efficaci è essenziale per allineare le risorse interne di un’azienda verso obiettivi comuni: ecco 5 strumenti per non usare le solite slide.

Le presentazioni aziendali sono uno strumento fondamentale per comunicare efficacemente i propri obiettivi e risultati all’interno, o all’esterno, di un’azienda. Consentono di trasmettere in modo chiaro e conciso le informazioni importanti ai dipendenti, ai partner commerciali e agli investitori, così da avere tutti i team perfettamente allineati verso gli obiettivi aziendali, o i partner a conoscenza delle nostre strategie.

Spesso, però, ci si dimentica che non bastano poche slide e un discorso preparato per catturare l’attenzione della propria audience. Una presentazione, oltre a dare informazioni utili, dovrebbe anche motivare e ispirare chi la guarda, al fine di migliorare le loro performance e rendere chiaro e coinvolgente il messaggio. In questo articolo scopriamo come realizzare delle presentazioni efficaci, senza utilizzare le solite slide.

L’importanza delle presentazioni aziendali

Le presentazioni aziendali sono utili per comunicare i risultati dell’azienda, mostrare i risultati finanziari, i progressi nei progetti in corso e le opportunità di crescita future. Questo aiuta a creare un senso di trasparenza e di fiducia nei confronti dei dipendenti, e più in generale degli stakeholder, che possono così avere chiaro il quadro della situazione attuale e le strategie da applicare in futuro.

Le presentazioni sono utili anche per comunicare gli obiettivi e le strategie dell’azienda. Attraverso una presentazione efficace è possibile presentare i piani a lungo termine e le azioni che intendiamo intraprendere per raggiungere i nostri obiettivi, di marketing o di crescita. Infine, sono utili per creare una cultura aziendale forte. In questi momenti di incontro è possibile comunicare i valori e la missione dell’azienda, che sono alla base della sua identità e della sua cultura. In questo modo, si va a creare un forte senso di appartenenza e di orgoglio nei confronti dell’azienda, che può aumentare la lealtà e la motivazione dei dipendenti.

Come sviluppare presentazioni efficaci: 5 strumenti alternativi alle slide

Se tutto ciò che abbiamo detto è valido in linea teorica, spesso nel pratico la realtà è diversa. Le presentazioni basate sulle classiche slide rischiano di diventare banali, noiose, di non avere un potere attrattivo o persuasivo, e a volte questo non è a causa dei contenuti, ma degli strumenti che si utilizzano per la presentazione. Ecco 5 strumenti che possono aiutare ad aumentare il coinvolgimento e l’interesse della propria audience:

  1. Video: i video possono essere utilizzati per presentare i prodotti o i servizi dell’azienda in modo più visivo e coinvolgente. Inoltre, possono essere utilizzati per mostrare testimonianze di clienti o dipendenti, creando una maggiore empatia con il pubblico. Un’altra strada è utilizzare video motivazionali, estratti da film, documentari o altro, al fine di intrattenere l’audience.
  2. Grafici e infografiche: I grafici e le infografiche possono essere utilizzati per presentare report, task, obiettivi o altre analisi. Questi strumenti possono essere utilizzati per mostrare i dati in modo più conciso e immediato.
  3. Sondaggi e quiz: raccogliere feedback e coinvolgere l’audience è sicuramente un modo per aumentare l’attenzione. Scegliere strumenti di questo tipo, come ad esempio Google Forms, renderanno il pubblico più partecipe e permetteranno all’azienda di raccogliere informazioni importanti.
  4. Mappe concettuali: invece delle solite slide, è possibile affidarsi a strumenti che creino delle mappe concettuali interattive, come Prezi, un programma online che conserva le presentazioni in rete e permette di creare mappe concettuali esplorabili a 360°.
  5. Storytelling e animazioni: servendosi di software come PowToon, sarà possibile creare presentazioni non convenzionali, dando vita a personaggi illustrati o utilizzando tecniche di storytelling avvincenti e dall’effetto sorprendente.
Video Interattivi

In conclusione

In sintesi, le presentazioni aziendali sono uno strumento fondamentale per comunicare efficacemente i propri obiettivi e i propri risultati all’interno di un’azienda, ma spesso ci si dimentica che non occorre soltanto curare il contenuto, bensì anche le modalità di presentazione. Scegliendo strade meno convenzionali, non solo sarà possibile trasmettere in modo chiaro e conciso le informazioni importanti ai dipendenti, ma anche aumentare il loro coinvolgimento e migliorare le performance di tutto il team aziendale.

Analisi Digital Asset
Digital asset management: consigli per gestire le risorse

Il digital asset management, la gestione delle nostre risorse digitali, è una disciplina che richiede organizzazione e metodo. Ecco alcuni consigli.

Nel mondo del lavoro di oggi gli asset digitali hanno spesso un valore intrinseco molto simile a quello degli asset fisici, cioè delle risorse tradizionali. Anzi, in molti casi il loro valore può essere addirittura superiore. E non si tratta solo del caso delle aziende con vocazione digitale. Se per una media company per esempio l’archivio di immagini, fotografie e suoni di proprietà è ovviamente il bene principale, questo può avvenire anche in altri settori. Pensiamo per esempio a quello che può accadere in un’azienda che produce macchinari o dispositivi, in cui i progetti sono salvati sotto forma di file: questo tipo di digital asset è a tutti gli effetti una delle principali risorse aziendali. Per questo motivo il digital asset management è non solo utile, ma anche necessario.

Digital Asset Management: alcuni consigli

La gestione dei beni digitali della nostra azienda, oggi deve essere vista come una forma di organizzazione indispensabile. Così come è impossibile gestire un’azienda con una logistica caotica infatti, è impensabile farlo se le risorse digitali sono disorganizzate. Ma non solo: non si tratta infatti esclusivamente di “fare ordine”, ma anche di gestire e controllare la diffusione di materiali, la proprietà intellettuale, la sicurezza dei dati e così via. 

Purtroppo in questo ci si scontra con un problema culturale piuttosto radicato: l’idea che le risorse digitali debbano necessariamente essere in qualche modo “volatili” e quindi sempre semplici da gestire. Lo possiamo vedere, banalmente, anche nella gestione della posta elettronica o degli spazi in Cloud. Il fatto che spesso basti una ricerca per arrangiarsi a trovare le cose, illude le persone che una migliore organizzazione sia inutile. Mentre invece chiunque abbia smarrito un documento o anche un semplice messaggio di posta elettronica per non averlo gestito nel modo corretto sa perfettamente che non è così. Ecco alcuni consigli e buone pratiche per la gestione ottimale dei nostri digital asset.

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Prima cosa: chiariamoci le idee

Per mettere in pratica una buona politica di digital asset management la prima cosa da fare è avere le idee chiare su cosa la nostra azienda possiede e soprattutto distinguere fra i veri asset e, per esempio, i semplici documenti di lavorazione. Uno degli errori più comuni nel campo della gestione dei digital asset infatti, è quello di conservare ogni cosa: questo genera confusione e in molti casi aumenta considerevolmente i costi di archiviazione e gestione. Oltre a gestire quello che si trova all’interno dell’azienda per organizzarlo, questa è una buona occasione per evitare di ripetere gli errori in futuro, stabilendo una politica di conservazione dei documenti. Un inventario degli asset è un buon punto di partenza.

Creiamo delle linee guida per l’uso e la gestione degli asset

Questo aspetto riguarda soprattutto gli asset destinati a circolare: progetti, white paper, documentazione tecnica, ma anche comunicati stampa, logo, e in generale le opere di intelletto prodotte dalla nostra azienda.

Indicare alle persone come, quando e a che titolo possono essere utilizzate le diverse risorse, ed eventualmente anche dove reperirle, aumenta l’efficienza e riduce il rischio di diffusione incontrollata di materiali riservati o non definitivi. Nel caso di asset di particolare rilevanza, avere una politica di gestione e diffusione ci consentirà di tutelare la nostra azienda anche in sede legale o disciplinare.

Costruiamo un sistema di classificazione

Come abbiamo accennato, la disorganizzazione è uno dei problemi principali che riguardano il digital asset management. In molti casi deriva dal fatto che non esiste e non è mai esistito un metodo di classificazione. Il consiglio principale in questo caso è di costruirlo sulla base delle esigenze dell’azienda: non esiste infatti un sistema che sia in assoluto corretto o errato. Per alcune realtà può essere sufficiente un solido sistema di suddivisione in cartelle e una politica funzionante per i nomi dei file, in altri casi può essere necessario un vero e proprio sistema di classificazione. L’importante è assicurarsi che il metodo usato sia compreso e accettato da tutte le persone che vi contribuiscono.

Garantiamo le versioni giuste

Lo abbiamo sperimentato quasi tutti almeno una volta, magari in contesti più banali, se abbiamo sentito frasi come l’indirizzo sulla carta intestata è quello vecchio oppure questa non è la versione più recente del logo. Assicuriamoci che per ciascun materiale, da quelli più strutturati a quelli più banali, esista una e una sola versione disponibile e che sia quella corretta da utilizzare.

Garantiamo l’accesso ai repository

Infine un tema fondamentale è quello della reperibilità dei materiali, che deve essere chiara e condivisa per tutti coloro che ne fanno uso. Se nella nostra realtà esistono linee guida aziendali, dovrebbero contenere anche le indicazioni sull’uso corretto delle risorse digitali, comprese, per esempio, le istruzioni per raggiungerle sul Cloud. Inoltre, soprattutto nelle fasi preliminari della nostra strategia di digital asset management, assicuriamoci di implementare un corretto sistema di permessi che consenta l’accesso puntuale a chiunque ne abbia bisogno.

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Costruire una Community è una nuova frontiera per il B2B?

Strategia piuttosto efficace nel mondo B2C, costruire una community sembra guadagnare rilevanza ed efficacia anche nel mondo B2B

Il bisogno di confronto è una necessità primaria per i professionisti, a prescindere dal settore e dalla categoria merceologica. E se per molte professioni, soprattutto tradizionali, non mancano le occasioni di incontro e confronto, grazie per esempio ai corsi di aggiornamento aziendali o a quelli degli ordini professionali, non è altrettanto semplice per molte professionalità. Soprattutto quelle in qualche modo considerate innovative, o comunque estremamente verticali. Se i nostri prodotti o servizi rientrano negli strumenti utilizzati da questo tipo di professionalità, costruire una Community può essere una buona risposta a questo bisogno. Vediamo perché. 

Spesso il confronto diretto non è possibile

Con l’evoluzione del mondo del lavoro, le professionalità sono sempre più verticali e spesso coperte da una singola persona per azienda. In questo scenario si va a perdere la più naturale delle opportunità, cioè quella del dialogo quotidiano fra colleghi o comunque fra omologhi. Rimanendo a un esempio vicino al mondo della comunicazione, quello che un tempo era l’ufficio marketing oggi è costituito da un social media manager, un esperto di advertising online, un digital PR e così via. Le sovrapposizioni, e quindi le opportunità di approfondimento professionale, sono sempre più assottigliate.
Per questo motivo un numero sempre maggiore di professionisti, anche in Italia, cerca online opportunità per confrontarsi, discutere e imparare da altri esperti dello stesso campo.

Ritorno al passato

Chiariamo subito: il concetto di Community, intesa coma luogo virtuale in cui le persone si aggregano per punti di vista o interessi comuni, è poco più recente di Internet stessa. Fra i professionisti di lungo corso ci sarà di sicuro chi partecipava, o addirittura moderava, chat o forum online agli albori. Quindi, perché costruire una Community B2B è un tema che torna attuale solo oggi? 

Come spiega questo interessante articolo di MarTech, si tratta di una serie di eventi. Il primo è quello già citato, cioè il bisogno dei professionisti di confrontarsi su tematiche sempre più verticali. Inoltre, in termini più macroscopici, è evidente a chiunque operi nel settore della comunicazione come le piattaforme “tradizionali”, basate su social media, stiano diventando terreno sempre meno fertile per attività consistenti nel tempo. In altre parole, la struttura sempre più “mordi e fuggi” e un uso sempre più superficiale di questi strumenti rendono molto complesso, per esempio, attivare una discussione e mantenerla attiva per il tempo necessario ad approfondire. 

Infine, non possiamo dimenticare il ruolo della pandemia che, avendo ridotto le opportunità di frequentare eventi, seminari e formazione in presenza ha accelerato la crescita delle Community nel mondo B2B.

Creare una Community B2B: un’opportunità per il nostro business?

La creazione di una Community B2B offre senza dubbio una serie di vantaggi per la nostra azienda. Il primo e più evidente è quello di creazione della brand loyality che, come osserva l’articolo originale, nel mondo business è molto meno preminente rispetto al mondo consumer, in cui alcuni prodotti e servizi possono avvantaggiarsi di vere e proprie fanbase.
Riuscire a riprodurre un fenomeno simile anche nell’ambito B2B sarebbe senza dubbio un vantaggio strategico considerevole.
Inoltre, una Community costruita nel modo giusto può costituire un supporto a molte delle operazioni aziendali, dall’assistenza tecnica (si vedano per esempio i forum di numerosi prodotti software) al marketing, per esempio attraverso contest dedicati, promozioni o la semplice comunicazione dei prodotti. In quest’ottica, una Community opportunamente creata diventa un vero e proprio asset aziendale, che può essere valorizzato soprattutto per la costruzione di relazioni solide e durature con utenti e clienti.

Come sempre lo snodo delle strategie di marketing di oggi è quello di costruire un rapporto sano e sincero con gli utenti: se decidiamo di costruire una community per raccogliere gli addetti ai lavori che usano i nostri prodotti e servizi, facciamo in modo che sia chiaro il rapporto fra la nostra azienda, i membri e gli eventuali gestori che coinvolgeremo.