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Come scrivere un caso studio che coinvolga il pubblico

Sapere come scrivere un caso studio nel modo migliore è indispensabile per raccontare il successo della nostra attività

Raccontare i successi o i lavori più interessanti della nostra azienda è senza dubbio il modo migliore per promuoverla e per mostrare ai potenziali clienti quello che siamo in grado di fare. Ma se non abbiamo idea di come scrivere un caso studio in grado di convincere e coinvolgere, le cose possono farsi difficili. 

In questo articolo vedremo come presentare un caso studio in modo interessante e coinvolgente, con alcuni trucchi del mestiere che ci permettono di crearne ogni giorno per i nostri clienti e aiutarli ad aumentare le nostre conversioni. 

Cosa sono i casi studio e perché sono importanti

piano media

Se abbiamo letto qualche caso studio probabilmente abbiamo già un’idea di come funzionano. I casi studio, o Case Study sono esempi di soluzioni applicate nel mondo reale, spesso raccontati anche con la testimonianza diretta del cliente.

Insomma, un buon caso studio dovrebbe raccontare come la nostra azienda ha aiutato il cliente a trovare una soluzione a un problema o a una necessità specifica, e come questa collaborazione ha portato al successo. 

Per impostare un case study nel modo migliore ci sono due aspetti che dobbiamo considerare: i dati e la narrazione. I due elementi dovrebbero essere opportunamente bilanciati per creare una vera e propria storia di successo.

Un caso studio basato esclusivamente sui dati infatti può diventare troppo simile a un semplice report, d’altro canto uno esclusivamente basato sulla narrazione rischia di trasmettere la soddisfazione del cliente ma non i risultati oggettivi ottenuti.

Con il giusto mix fra i due aspetti avremo a disposizione uno strumento eccezionale, che ci aiuterà sia a coinvolgere potenziali clienti che hanno un problema simile sia a mostrare la nostra capacità di arrivare a risultati concreti

Come scrivere un caso studio coinvolgente

Come abbiamo accennato, un caso studio dovrebbe in qualche modo raccontare una storia. Non serve arrivare agli estremi dello storytelling puro, ma è indispensabile che siano chiari il punto di partenza, il punto di arrivo e i passaggi fondamentali del percorso, comprese le problematiche affrontate e le soluzioni, anche di minuta, messe in campo.

strategie digital marketing

Naturalmente questa attività dovrebbe seguire i canoni della nostra strategia di comunicazione, anche nel tono di voce. All’interno di questo perimetro, ci sono alcuni passaggi che sarà indispensabile evidenziare.

Introduzione

Un buon caso studio deve tracciare un percorso chiaro e comprensibile. L’introduzione ci aiuta a far luce sullo scenario. La prima cosa da fare è quella di parlare del cliente, spiegando il brand, il settore di riferimento, il modello di business e così via. In questo passaggio è fondamentale descriverne le specificità.

Oltre a questo, dobbiamo introdurre il problema o la necessità che saranno al centro del nostro caso studio. Infine, dovremmo dedicare qualche riga alle competenze che la nostra azienda ha messo in gioco. 

Il problema o la sfida

Questa è per molti versi la parte più semplice. Qui in ultima analisi dobbiamo raccontare el modo più chiaro e circostanziato possibile l’esigenza che aveva il cliente quando si è rivolto alla nostra azienda, oppure la nostra proposta se si è trattato di un contatto proattivo. 

L’ideale sarebbe affrontare un singolo problema per ogni caso studio, in modo da rendere più facile anche per altri potenziali clienti identificare il potenziale della nostra soluzione. 

Alcune delle informazioni che dovremmo prevedere sono, per esempio l’origine del problema, ma soprattutto lo scenario. Si trattava di un problema nuovo o preesistente? Perché si è originato? A causa di un cambio di scenario?

Qui possiamo anche pensare di iniziare a introdurre le testimonianze: conoscere il problema dalla voce di chi lo ha avuto è più interessante e coinvolgente. 

La soluzione

In questa sezione racconteremo la strategia che la nostra azienda ha messo in campo per risolvere il problema sopra elencato. Attenzione: se alcune strategie sono state fallimentari, è bene includerle, sia per rendere più credibile il percorso, sia per offrire una maggiore trasparenza ai nostri potenziali clienti. Promettere il 100% di successo è irrealistico e crea aspettative che fatalmente verranno disattese. Di contro, raccontare un percorso di collaborazione che ha condotto in ogni caso a un buon risultato finale favorirà la qualità delle relazioni future. Naturalmente diamo per assunto che la conclusione del caso studio sarà positiva.

Ecco alcune delle principali informazioni che dovremmo menzionare:

  • Si trattava di un primo tentativo o il cliente aveva già provato soluzioni in passato?
  • Quali competenze ha messo in campo la nostra azienda
  • Quali team o quali membri dei team sono stati coinvolti?
  • Quali obiettivi ci siamo dati?

In questa parte della narrazione è indispensabile focalizzarci sui potenziali clienti, quindi inseriamo le informazioni che possono essere funzionali per loro. 

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I risultati

Senza dubbio questa è la parte più importante di qualsiasi caso studio. Qui dobbiamo includere i dati e le informazioni che supportano il successo del nostro lavoro. Forniamo dati il più possibile chiari e oggettivi, che permettano ai lettori di valutare quello che abbiamo fatto. 

Se abbiamo prodotto grafici, tabelle o report è bene inserirli, eventualmente sintetizzandoli per alleggerire la lettura. Ma soprattutto, ricordiamoci di rendere chiari i benefici che il nostro lavoro ha portato. 

Se ne abbiamo la possibilità, diamo ampio spazio alle testimonianze, in modo da rendere la narrazione più coinvolgente grazie alla viva voce dei nostri clienti. La relazione che si è instaurata infatti è uno dei punti di forza più importanti per garantire la capacità di persuadere di un caso studio. 

Come scrivere un caso studio? Completezza e collaborazione

In ultima analisi, per scrivere un caso studio di successo sono indispensabili due elementi. Il primo è la completezza delle informazioni che diamo. In questo ci aiuterà molto la nostra capacità di definirlo in modo chiaro. I casi studio generici infatti possono aiutare i termini di awareness, ma renderanno più difficile l’immedesimazione da parte di altri clienti. Un caso studio basato su un’esigenza specifica, di contro, rende più chiara anche la nostra capacità di soddisfarla. Il secondo punto fondamentale è la collaborazione: un buon caso studio infatti può essere steso solo se è presente in modo rilevante il racconto del cliente e la sua testimonianza. Ricordando che in molti casi è vantaggioso anche per l’azienda che ha ricevuto il servizio, che avrà un’ulteriore opportunità di promozione, anche se indiretta.

redesign del sito web
Restyling del sito Web: cosa sapere prima di rifare il sito aziendale

Il restyling del sito Web è un passaggio sempre più importante della vita aziendale. Spesso prima di rifare il sito è necessaria una pianificazione.

Anche il sito aziendale, come ogni asset, di tanto in tanto richiede un adeguamento. Anche se è perfettamente funzionale infatti i trend, i cambi di abitudini degli utenti o semplicemente un cambio della strategia aziendale possono rendere necessarie modifiche e aggiornamenti. Pensare a un restyling del sito web ci permette di includere tutte queste esigenze e anche, in molti casi, di aggiungere soluzioni, funzionalità e servizi migliori. 

Tuttavia prima di aggiornare il sito web aziendale è necessario fare un po’ di analisi e pianificazione.

redesign del sito web

Oggi più che mai il sito rappresenta la prima e in molti casi l’unica opportunità per l’azienda di presentarsi a nuovi prospect, ai clienti e in generale all’ecosistema esterno. Per questo non è pensabile fare salti nel buio o agire sulla base dell’improvvisazione, pena la perdita delle posizioni che abbiamo già conquistato sia dal punto di vista algoritmico, per esempio attraverso il posizionamento sui motori di ricerca, sia dal punto di vista del brand awareness. Per questo motivo raccogliamo qui alcune dei passaggi preliminari necessari prima del restyling

Restyling del sito Web: prepariamoci nel modo migliore

Nel prepararci a rifare il sito web aziendale, ci sono alcune considerazioni preliminari indispensabili. Questo vale indipendentemente per le aziende che si affidano a risorse interne sia per quelle che utilizzano servizi esterni. Probabilmente nel secondo caso sarà necessario svolgere queste attività in modo condiviso, ma questo non ne riduce l’efficacia.

Analizziamo il nostro sito attuale

Oggi c’è chi sostiene che i dati siano il nuovo petrolio. Non dimentichiamoci che anche il più semplice strumento per la gestione delle statistiche può fornirci una grande mole di informazioni da analizzare, in particolare per capire cosa funziona e cosa no nel sito web attuale. Dare per assunto che nulla funzioni semplicemente perché le conversioni non sono soddisfacenti, per esempio, è un errore di metodo. 

Così come lo è, per fare un altro esempio, sostenere che una determinata pagina o soluzione è “intoccabile” perché genera molto traffico. I dati possono aiutarci a fare chiarezza e capire in modo oggettivo dove intervenire.

Verifichiamo gli obiettivi del sito

Un altro passaggio fondamentale è quello di definire il motivo principale per cui stiamo progettando un redesign del sito. Si tratta semplicemente di una revisione dell’immagine aziendale oppure il sito deve essere usato come strumento per l’acquisizione di lead?
Oppure ancora, è presente un funnel di vendita di qualche tipo? Si tratta di un ecommerce?

La definizione degli obiettivi ci permette di stabilire i passaggi successivi.
Un sito che offra soprattutto un’immagine aziendale di pregio infatti nasce sotto presupposti diversi da quello di chi punta all’acquisizione di lead, anche a livello di progettazione. 

Determiniamo budget e scadenze

Un passaggio forse meno ispirativo ma senza dubbio indispensabile. Per poter affrontare un redesign del sito in modo ottimale infatti avere certezza dei costi e dei tempi è fondamentale, anche per poter effettuare proiezioni dei benefici. Una roadmap condivisa con i fornitori e i consulenti inoltre permetterà una migliore pianificazione dei lavori, e in generale una transizione più fluida ed efficiente verso il nuovo sito. 

Concentriamoci sugli utenti

Questo concetto dovrebbe essere alla base, dal momento che la user experience è uno degli aspetti centrali di qualsiasi strategia di marketing. Ma declinarla all’interno di un nuovo sito Web non è sempre semplice. Uno degli esempi più eclatanti è l’adozione della strategia mobile first. Troppo spesso infatti, durante la progettazione di un sito web ci si concentra principalmente sull’utilizzo da desktop, anche in fase di design, quando in realtà è noto che negli ultimi anni la navigazione avviene principalmente da dispositivi mobili.
Analogamente, per esempio, se un’azienda investe molto sul posizionamento SEO, dovrebbe considerare che nella maggior parte dei casi l’apporto della home page è marginale: bisognerebbe concentrare gli sforzi sulle pagine di atterraggio che costituiscono il reale punto di ingresso degli utenti.
Dare precedenza alle funzionalità, e soprattutto prendere atto dei comportamenti degli utenti significa avviarsi verso un redesign di sicuro successo.

Consideriamo gli aspetti tecnici

Quelle che nel mondo anglosassone vengono chiamate technicalities oggi rivestono un ruolo fondamentale. Tipicamente sono una preoccupazione di chi si occupa fattivamente del redesign, ma è importante conoscerle. Per esempio, è corretto impostare una piattaforma di staging per procedere con i lavori e testare le funzionalità prima della pubblicazione.
Ma ci sono molti aspetti che vanno presi in considerazione, come la velocità di risposta del sito, ma anche gli aspetti legati alla SEO tecnica, la possibilità di prevedere tecnologie aggiuntive come AMP, l’ottimizzazione del sito, l’eventuale interazione con i social media. 

Ecco perché in Competition nel proporre un redesign del sito ai nostri clienti ci affidiamo a un team di esperti nei diversi settori, in modo da non lasciare nessuno di questi aspetti al caso. 

Testiamo il nuovo sito in ogni modo possibile

La parte di test è senza dubbio quella più impegnativa, ma è altrettanto indispensabile. Che si tratti di un problema minore o di una funzionalità prioritaria, scoprire al giorno 1 dopo il nuovo lancio che qualcosa non funziona a dovere è un vero e proprio danno di immagine. Per questo motivo, coinvolgiamo nel test il maggior numero di persone possibile, collaudiamo da ogni piattaforma possibile e così via. Teniamo presente che il progetto perfetto non esiste, e inevitabilmente sarà necessario qualche aggiustamento. Ma un test approfondito ci permetterà di evitare gli errori più eclatanti. 

Rifare il sito o ripensare la strategia?

La decisione di lanciarsi in un restyling del sito web può essere anche un buon momento per verificare che la strategia di comunicazione, o il modello di business, siano ancora efficaci e adeguati ai cambiamenti del mercato. Lo abbiamo accennato poco sopra, ma è necessario ribadirlo: il sito Web è uno strumento al servizio della strategia aziendale. Per questo motivo, prima di stabilire che il sito aziendale non soddisfa alcuni requisiti, o non raggiunge le performance sperate, è indispensabile avviare un ragionamento a monte. Rifare il sito web in assenza di una visione più ampia infatti non risolverà le problematiche provenienti da altri ambiti della vita aziendale.
Per esempio, i prodotti e i servizi che offriamo sono ben posizionati sul mercato? Il pricing è corretto? Abbiamo identificato correttamente il target di riferimento?
Sono solo alcuni esempi delle domande che, pur non essendo strettamente correlate alla realizzazione di un nuovo sito Internet, ne influenzano in modo significativo la progettazione.

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